Borse studio agli specializzandi ante 1982: la Corte d’appello di Messina rigetta l’appello della Presidenza del Consiglio.

dirittosanitarioLa Corte d'appello di Messina, confermando l’orientamento già espresso in sede cautelare e applicando i principi sovranazionali espressi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha rigettato l’appello della Presidenza del Consiglio condannandolo a pagare circa 30.000 euro ad ognuno degli specializzandi difesi dall'Avvocato Santi Delia. Per effetto della pronuncia, lo Stato è condannato a pagare anni di ingiustificata inerzia per il mancato recepimento della direttiva comunitaria che sancisce l’obbligo di remunerazione adeguata per la formazione specialistica medica.

Si torna quindi a parlare di specializzazione medica e dell’azione patrocinata dall’Avvocato Santi Delia relativa alla frequenza delle scuole di specializzazione tra il 1978 e il 1982 e tra il 1983 ed il 1991, che ha visto centinaia di medici specializzandi privati in modo illegittimo dei diritti loro spettanti in base a quanto disposto dalla direttiva 93/16 CEE recepita e attuata tardivamente nell’ordinamento italiano.

La Corte d'appello conferma la prima storica sentenza del Tribunale di Messina, dopo la decisione della Cassazione e della Corte di Giustizia, sugli ormai ex specializzandi che hanno svolto il periodo di formazione prima del 1982.

Il Tribunale di Messina aveva, lo scorso anno, riaperto le porte ai ricorsi per gli ex specializzandi in medicina, per ottenere i risarcimenti.

Già la Cassazione, seguendo la tesi patrocinata dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, aveva con sentenza del maggio 2015 affermato che “Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l'assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio - funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore - dell'applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte d’Appello si pone nel solco di questa innovativa giurisprudenza, accogliendo pienamente i principi espressi dalla Corte di Giustizia, e richiamando quest’ultima ha precisato che "la limitazione dell’applicabilità delle direttive ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 31 dicembre 1982 non solo non trova riscontro nel disposto delle direttive CEE 16 giugno 1975 n. 75/363 e 26 gennaio 1982 n. 82/76, ma è indirettamente smentita dall'art. 14 di quest'ultima direttiva – secondo cui "le formazione a tempo ridotto di medici specialisti iniziate prima del gennaio 1983, in applicazione dell'articolo 3 della direttiva 75/363/CEE, possono essere completate conformemente a tale articolo" – e, comunque, si pone in contrasto con il criterio della la cd. applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria comportante la previsione della possibilità di risarcire tutti coloro che avevano subito un danno, indicato dalla CGUE come rimedio alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva attuazione della direttiva".

La decisione della Corte d'Appello segue quindi in modo deciso la tesi da noi argomentata, sulla scorta della giurisprudenza della Suprema Corte italiana e delle pronunce della Corte sovranazionale.

Vai alla rassegna stampa

Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

La Sicilia

Firenzepost