CONSIGLIO DI STATO: IL DIPLOMA MAGISTRALE NON VALE MENO DI SFP. ANNULLATO IL DECRETO MINISTERIALE SUI PUNTEGGI DELLE GI.

dirittoscolasticoIL GIORNO DOPO LA PLENARIA SI PRONUNCIA LA SEZIONE CONSULTIVA DEL CONSIGLIO DI STATO VALORIZZANDO IL VALORE DEL DIPLOMA MAGISTRALE.

E' la vittoria della Legge sui pregiudizi. La fine della storiella e delle chiacchere da bar, sul dato positivo e sulle norme.

Il Consiglio di Stato, in sede consultiva, accoglie il ricorso straordinario proposto dagli Avvocati Edmondo Dibitonto, Michele Bonetti e Santi Delia a favore di un docente precario storico della scuola e che grazie ad altra azione giudiziale degli stessi legali aveva ottenuto, solo nel 2015, l'agognato posto di ruolo grazie al diploma magistrale. Dopo il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale all'esito del ricorso straordinario del 2011, al fianco di 220 diploma magistrale, il MIUR, con il DM 308 del 2014 aveva modificato il sistema di valutazione dei titoli abilitanti proprio per far posto, tra essi, al riconosciuto diploma magistrale. Per quanto riassunto dal Consiglio di Stato, i legali hanno contestato la scelta di attribuire valenza asseritamente “perequativa” ad un bonus di punteggio a favore dei laureati in Scienze della formazione primaria, "quasi a rispondere alla non chiarita esigenza di ricreare diversi livelli di valore tra tipologie di titolo di studio, a prescindere dal fatto che l’uno (il diploma magistrale), benché evidentemente inferiore, fino ad una certa data era necessario, ma anche sufficiente per accedere all’insegnamento".

Al riguardo, si legge nel parere, "il Ministero enfatizza la bontà sostanziale delle scelte effettuate, ritenendo le stesse rispondenti ad un più elevato interesse al miglioramento della qualità della docenza, al fine di assicurare “piena efficacia al principio di corretta valutazione dei titoli culturali e professionali dei soggetti che, stante la nuova disciplina di acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, formano, a seguito della costituzione delle graduatorie ai sensi del decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 maggio 2014 n. 353 e formeranno, ad ogni aggiornamento, la platea degli aspiranti abilitati inclusi nella II fascia e gli aspiranti inclusi nella III fascia delle graduatorie di istituto”. In questo modo, tuttavia, avevano rilevato i legali si dimentica che il compito del Ministero non è quello di modificare la Legge ma di rispettarla. Si veniva a materializzare, dunque, l'ennesia beffa in capo ai diplomati magistrale giacchè pur se il loro titolo dichiarato “equivalente” rispetto ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, consentendogli di permanere nella stessa fascia, è di fatto sminuito nell'attribuzione del punteggio, il quale non sarà neanche uguale a quello precedentemente raggiunto nelle graduatorie di III fascia e svalutato tanto da far risultare quasi inutile avere maturato, ai fini della posizione in graduatoria, il punteggio derivante dal servizio pluriennale.

Ed il Consiglio di Stato, che, quella Legge è chiamato a far rispettare concorda con tale difesa. La Sezione, si legge, evidenzia che così facendo il MIUR ha agito "confondendo l’obiettivo, con lo strumento per conseguirlo, fin[endo] per avocare ad una fonte non propria (il regolamento ministeriale) un ambito contenutistico del tutto estraneo alle potenzialità conferitegli con la delega. Attraverso l’attribuzione del già ricordato bonus (non potendo qualificarsi diversamente l’attribuzione di partenza di un punteggio aggiuntivo, di fatto a parità di condizioni date) non è chi non veda come si venga a creare una disparità di trattamento difficilmente superabile in concreto, che finisce per rendere tamquam non esset la “conquistata” iscrizione nella II fascia delle graduatorie di istituto dei diplomati magistrali ante anno scolastico 2001-2002. "E il paradosso, rileva la Sezione, è che ciò avvenga nel momento in cui ancora si discute della –assai più pregnante- valenza abilitante di quel titolo ai fini dell’inserimento nelle GAE, con conseguente possibilità di partecipare al piano assunzionale per posti di ruolo nell’ambito dei provvedimenti attuativi della l.n. 107 del 2014, cosiddetta “la buona scuola” (la fondatezza della pretesa dei diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, anziché esclusivamente in quelle di istituto, è stata riconosciuta da molteplici pronunce del Consiglio di Stato; cfr. ex plurimis, Cons. Stato, Sez. VI, 16 aprile 2015, n. 1973; id., 21 luglio 2015, n. 3628, 27 luglio 2015, nn. 3673 e 3675 e 3 agosto 2015, n. 3788)".

Il parere oggi in commento, discusso nell'adunanza del 18 ottobre 2017 e pubblicato il 16 novembre 2017, è evidente riferito al fatidico appuntamento del 15 novembre 2017 quando si è celebrata l'Adunanza Plenaria con cui si decideranno le sorti dei diplomati magistrale e del loro diritto alle GAE. Oggetto del contendere, chiarisce il Consiglio di Stato, "ora come allora, è il tentativo di non “parificare” ciò che il legislatore, nel susseguirsi dei regimi giuridici, ha voluto, almeno a certi fini, parificato, ovvero i diplomi magistrali conseguiti ante anno scolastico 2001-2002 e la laurea, introdotta a partire dall’anno successivo: nel caso del D.M. del 2011, relegando gli interessati nella III fascia delle graduatorie di istituto, laddove i laureati, ovviamente, stavano nella II; nel caso dei decreti oggi opposti, prevedendo per i laureati un irraggiungibile punteggio di partenza aggiuntivo. Ne’ è pensabile che la maggior duttilità dello strumento utilizzato (il regolamento ministeriale), cui l’Amministrazione riferente, in verità con scarsa coerenza ricostruttiva, riconosce espressamente valenza “normativa”, nasca da un’autonoma scelta gestionale, tale da consentire alla stessa di bypassare i limiti contenutistici desumibili dalla cornice nel quale essa comunque si colloca. E suddetta cornice, in nessuna sua proposizione lascia intravedere una volontà legislativa di conferire al Ministero competente la facoltà di diversificare il valore del titolo di studio abilitante. Anzi, rileva la Sezione, di quanto detto è prova proprio la possibilità, ricordata dallo stesso Ministero, di cui all’art. 1, comma 6 ter, del d.l. n. 240/2000, inserito nel testo normativo dalla legge di conversione n. 306/2000, di valorizzare i diplomati S.S.I.S.: in quel caso, l’attribuzione di punteggio aggiuntivo trova la sua legittimazione, infatti, nella norma primaria che ha in tal modo consentito al Ministero di dare attuazione alla prevista diversificazione, altrimenti egualmente improponibile. L’esistenza di un limite al potere conferito, dalla fonte primaria, all’Autorità di vertice dell’istruzione pubblica, nella potestà di incidere sui punteggi attribuibili alle diverse categorie di titoli, non può non concretizzarsi in primis, ritiene la Sezione, nell’esigenza di non rendere del tutto virtuale l’affermata “parificazione” tra abilitati con diploma e abilitati con laurea, seppur tenendo conto dei noti riferimenti temporali. L’ampiezza della forbice creata con l’introduzione del punteggio aggiuntivo, cioè, ben difficilmente comprimibile in concreto, si traduce inevitabilmente nella potenziale inefficacia dell’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto e in quanto tale non può essere condivisa".

Le parole del Consiglio di Stato, dimostrano, in maniera inequivocabile, che il valore abilitante del diploma magistrale imposto dal Legislatore non può avere carettere ambivalente come, in sede di Plenaria, sostenuto dall'Avvocatura dello Stato giacchè anche per le GAE l'accesso alle stessa era legato, esclusivamente, al possesso del titolo abilitante.

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