MOBILITA’: la diversa valutazione dell’anzianità di servizio pre-ruolo sul posto di sostegno rispetto al dopo immissione in ruolo è giustificata da criteri di ordine sociale

"Il diverso rilievo riconosciuto al servizio prestato anteriordirittoscolasticomente alla immissione in ruolo ai fini della mobilità appare giustificato dalla specificità delle mansioni svolte dal docente di sostegno i cui compiti [...] devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell'azione educativa". Con queste parole il Giudice del Lavoro di Tivoli, accogliendo la tesi dei legali Delia e Bonetti, si è pronunciato sul merito di un mancato trasferimento richiesto nell'ambito di una procedura di mobilità professionale interprovinciale per l'a.s 2017- 2018 da parte di una docente che asseriva di aver maturato il requisito del vincolo di permanenza quinquennale durante il servizio pre-ruolo.

Per il Tribunale, che ha aderito alla difesa del controinteressato affidata agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, l'obbligo di permanenza quinquennale nella tipologia di posto in cui si è assunta la titolarità, di cui all'art. 127 comma 2 del D.lgs 297/1994, che di fatto permette ai docenti che ancora non abbiano raggiunto tale "anzianità" unicamente di richiedere il trasferimento, il passaggio di cattedra e il passaggio di ruolo nell'ambito dei posti di sostegno, è volto a garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità.

Infatti "è chiaro, che la possibilità di strutturare percorsi educativi e programmi personalizzati per gli studenti bisognosi di sostegno per le difficoltà di apprendimento determinate da handicap risulta tanto più efficacemente garantita quanto più si assicuri la continuità didattica del medesimo insegnante [...] essendo evidente che la natura determinata del contratto stipulato durante il pre-ruolo non può che incidere negativamente sulla programmazione didattica, essendo certa la cessazione del rapporto con il docente alla scadenza dell'anno scolastico e non essendovi garanzia alcuna di riassunzione del medesimo docente sullo stesso posto di sostegno".

Così come recita la Costituzione, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono la piena ed effettiva eguaglianza sostanziale dei cittadini, il vincolo di permanenza quinquennale rappresenta un giusto bilanciamento tra interessi in gioco anche tenendo conto dell'esigenza di mobilità del docente. Innanzi a tali beni che, spesso, abbiamo tutelato separatamente, stavolta abbiamo ritenuto prevalente quella dei discenti con necessità di sostegno, puntando proprio sulla correttezza della normativa nazionale sul tema.

Il Tribunale di Tivoli ha interpretato, come da noi suggerito, in chiave costituzionalmente orientata la norma nazionale alla luce della giurisprudenza eurounitaria: è la stessa CGUE ad essere richiamata dall'organo giudicante ed a precisare che la disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato deve essere giustificata da ragioni oggettive, dall'esistenza di elementi concreti e precisi che contraddistinguono il lavoro in questione come, nel caso del sostegno, il particolare contesto in cui la stessa si colloca.

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