La Statale di Milano ritira l'appello. I corsi di laurea umanistici tornano ad accesso libero. Cosa faranno gli altri Atenei? La situazione siciliana.

UDU: “Dopo la nostra lettera di ieri, il magnifico Rettore Vago annuncia di non voler più presentare l’appello al Consiglio di Stato sull’ordinanza n. 04478 del 30.08.2017.

È una vittoria, su tutta la linea, dell’Unione degli Universitari, dell’UdU Milano e dello studio Bonetti Delia e di tutti gli studenti in attesa d’immatricolarsi.
Ora ci aspettiamo che per senso di responsabilità verso tutta la comunità accademica, il Rettore Vago ritiri la delibera e faccia decadere i motivi del contendere, rinunciando quindi alla difesa e chiudendo qui questo triste capitolo. I test a marzo sarebbero insostenibili e dannosi per tutto l’ateneo milanese.”
Conclude Carlo Dovico:”Ora chiediamo che l’UniMi apra immediatamente le immatricolazione a tutti gli studenti che vorranno, a prescindere dalla loro iscrizione o meno ai Test calendarizzati in questi giorni e poi sospesi: quesi corsi devono tornare assolutamente ad accesso libero. Chiediamo ancora una volta al Rettore di affiancarci nel chiedere l’immediato ritiro del D.M. 987/16 e l’abrogazione della legge 264/99. Il numero chiuso va superato!”

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 Roma 7 settembre 2017. L'annunciato appello al Consiglio di Stato è stato ritirato. L'Università Statale di Milano, con un comunicato sul proprio sito ufficiale, ha aperto le immatricolazioni ottemperando in toto all'ordinanza del T.A.R. Lazio che accogliendo il ricorso dell'UDU, patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia ha chiarito che è illegittimo istituire il numero chiuso per corsi diversi da quelli che il Legislatore del 1999 aveva testualmente individuato (come Medicina). L'Unione degli Studenti, chiosa Andrea Core, è "estremamente soddisfatta per una vittoria storica che ha riflessi nell'immediato sul futuro di tutti coloro che avrebbero dovuto sostenere il test nei prossimi giorni e sulle decisioni presenti e future prese da quegli atenei che hanno introdotto programmazioni dell'accesso illecite".
In Sicilia, ad esempio, all'Università di Catania, nonostante la storica vittoria dell'Udu e dei legali contro l'istituzione dell'analogo numero a Psicologia, è stato confermato il numero chiuso per Scienze e Tecniche psicologiche, Lettere e Lingue e culture europee euroamericane ed orientali. Anche a Palermo è a numero chiuso Psicologia clinica, Scienze e Tecniche psicologiche e persino Lingue e letterature moderne. A Messina, infine, nonostante i proclami sull'abolizione del "numero chiuso" presso il Corso triennale in Scienze biologiche e su "Scienze motorie, sport e salute" (che però è limitato ai primi 500 iscritti), rimane a numero chiuso Scienze e Tecniche psicologiche e Psicologia clinica e persino Lingue, letterature straniere e mediazione linguistica e scienze pedagogiche.

Anche al fine di evitare una pioggia di ricorsi degli esclusi la speranza è che tali Atenei, come ha fatto Milano, ci ripensino in tempo utile. "Gli Atenei, infatti, solo al fine di rispettare i requisiti minimi imposti dal Miur per evitare la disattivazione dei corsi in ragione del numero studenti-docenti", conclude l'Avvocato Santi Delia, "hanno deciso di introdurre indiscriminatamente il numero chiuso anche in corsi di laurea che il Legislatore del 1999 non aveva individuato per i quali era necessario programmare gli accessi. Questo in quanto l'obiettivo, che nel caso di Milano è stato apertamente confessato nelle delibere istitutive ma è comune a tutti gli Atenei che agiscono in tal senso, non è quello indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza pilota del 1998 volta a favorire standard adeguati e utili per dare valore comunitario ai titoli di laurea conseguiti e recepito dal Legislatore nel 1999, ma solo quello di non perdere finanziamenti chiudendo corsi". Un evidente sviamento che il T.A.R. ha duramente censurato affermando chiaramente che "i provvedimenti gravati intendono, nella sostanza, programmare l'accesso a corsi che (ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare) non paiono collimare con quelli richiamati dalle norme primarie di riferimento, ovvero Filosofia, lettere, Scienze dei beni culturali, Scienze umane dell'ambiente, del territorio e del paesaggio, Storia e Lingue e Letterature Straniere" giacchè "la relazione dell'Università di Milano in atti conferma che gli atti gravati non sono stati ispirati da necessità legate "all'utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati", bensì a carenza di un numero complessivo di docenti tale che "mantenendo numeri non sostenibili nei corsi dell'area umanistica, l'Ateneo risultasse non in linea con i requisiti di docenza previsti dal sistema di accreditamento vigente, esponendosi di conseguenza alla sanzione che comporta sia l'attivazione condizionata (per un solo anno) dei corsi di studio che non si trovino a rispettare i requisiti di docenza in attesa delle misure necessarie per superare tali carenze, sia l'impossibilità di attivare "nuovi corsi di studio", se non a seguito della disattivazione di un pari numero di corsi".

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