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CAMPUS BIO-MEDICO: IRREGOLARITA’ NELLA GESTIONE DEI TEST

Sono pervenuti in questi giorni diverse segnalazioni su irregolarità nella gestione del test d’ingresso nel Campus Bio-Medico. Ciò nonostante, nella giornata di martedì inizieranno gli orali per coloro che hanno passato il test d’ingresso. Il nostro Studio legale ritiene illegittimo e contra legem lo svolgimento di un esame orale in aggiunta a un test d’ingresso.

Il Tar del Lazio ha già ammesso con riserva (e sciolto tale riserva positivamente nel merito) un nostro candidato ammesso all’orale e poi bocciato. Invitiamo tutti coloro che passeranno il test ma non l’orale a segnalarci la loro posizione e ulteriori irregolarità nelle prove.

LA NOSTRA BATTAGLIA PER IL DIRITTO DI INSEGNARE: ECCO TUTTI I RICORSI PER I DOCENTI

 

Carissimi docenti,

da ormai 4 anni siamo al Vostro fianco contro il precariato per tutelare il Vostro diritto ad insegnare.

Siamo stati i primi a vincere sui TFA riuscendo ad abbattere il muro di tutte le prove: dai famigerati test conditi anche da 25 errori, sino alle disparità sulla valutazione della prova scritta, di quella orale e dei Vostri titoli.

A graduatorie definitive affisse siamo persino riusciti ad ottenere l'ammissione degli idonei in sedi con posti vacanti.

Anche sul concorsone siamo stati i primi ad ottenere giustizia con i ricorsi contro il bando ed i requisiti ivi richiesti contro i precari storici della scuola. Ricorderete anche tutte le battaglie vinte sula soglia e sulle prove preselettive del concorsone, così come sulla valutazione delle griglie nella prova scritta.

Siamo stati in prima linea anche con migliaia di ricorsi al giudice del lavoro per contrastare l'abuso dei contratti a termine ed il cronico precariato che solo in Italia caratterizza il ll lavoro degli insegnanti.

In questa breve, per quanto possibile, e atecnica missiva volevamo cercare di rappresentare il percorso legale sino ad oggi espletato e quello che ci accingiamo a intraprendere per tutti Voi.

Nella nota vi sarà una suddivisione per capitoli in modo che ognuno di Voi possa assumere eventualmente anche le sole informazioni che desidera.

RICORSO PER ACCEDERE ALLE GAE PER TUTTI I NUOVI ABILITATI E ABILITANDI E PER COLORO CHE ENTRERANNO E CHE AVRANNO ACCESSO AI P.A.S.

Partono i nuovi ricorsi la cui scadenza è fissata al 30 settembre 2013 (data di invio della raccomandata con ricevuta di ritorno) in cui saranno impugnate tutte le disposizioni che vietano l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento ai docenti recentemente abilitati presso il TFA ordinario (sia per le vie ordinarie, sia per il tramite di pronuncia giudiziaria anche con riserva) e per chi si iscriverà ai PAS. La possibilità di inserimento era già prevista per i docenti abilitati presso le SSIS o i corsi ex-lege 143/04 ed è a nostro avviso illegittimo non consentire l’accesso alle Gae a docenti abilitati o da abilitare presso percorsi regolarmente attivati dalla Repubblica Italiana. La formazione da sempre è stata e deve essere connessa al reclutamento. Riteniamo dunque che sia legittimo pretendere l’accesso alle Gae da parte degli abilitati e abilitandi del Tfa e di coloro che si abiliteranno con i tirocini formativi speciali e che ogni limitazione normativa che preclude tale accesso (già codificata dal Ministero nelle modifiche al Regolamento introdotte dall’art. 15, c. 27 bis del D.M. 25 marzo 2013 pubblicate in Gazzetta il 4 luglio 2013) debba essere cambiata.

RICORSO P.A.S. RIVOLTO A TUTTI COLORO CHE NON HANNO ACCESSO AI PAS

L’Associazione Adida intende proporre una serie di ricorsi al TAR del Lazio per impugnare i decreti che hanno avviato le procedure di iscrizione ai PAS. Il ricorso è diretto a tutti coloro che hanno maturato servizio nel sistema di istruzione e formazione italiano ma, per il tipo di servizio svolto, il numero dei giorni, il tipo di contratto sottoscritto, o altri fattori, non rientrano nei parametri fissati dal MIUR per l’accesso ai PAS.
A questa pagina http://www.associazioneadida.org/content.6.ricorsi.html sono elencate alcune delle tipologie di ricorso, a titolo esemplificative, ma già abbiamo individuato altre categorie omogenee che saranno raggruppate in ricorsi collettivi specifici. In tutti i casi, si precisa che tutti coloro che vorranno intentare il ricorso dovranno comunque INOLTRARE AL MIUR E ALL’UFFICIO SCOLASTICO LA DOMANDA PER L’ACCESSO AI PAS, anche in forma cartacea qualora il sistema non permetta la registrazione; pertanto in tal caso si consiglia di inoltrare le raccomandate con ricevuta di ritorno (utilizzando come modello le voci del modulo on line del Ministero o ricostruendo tale modello seguendo il sito istanze on line o richiedendo il modulo alla stessa Associazione Adida), ENTRO E NON OLTRE STESSA DATA DI INOLTRO DELLA DOMANDA STABILITA DAL MINISTERO E AD OGGI FISSATA AL 29 AGOSTO 2013.

Per tutti coloro che invece versino in situazioni particolari e non accomunabili agli altri, ai fini di una rappresentazione corretta della propria censura (nel ricorso collettivo verranno necessariamente proposte come per legge motivi di natura collettiva e comuni a tutti i ricorrenti al fine di non incappare in vizi di procedura e inammissibilità) siamo disponibili a valutare con voi la possibilità di un ricorso individuale che consigliamo solamente qualora vi siano serie e comprovate ragioni, come ad esempio nel caso della sussistenza di contratti di collaborazione occasionali non computabili come giorni di servizio o altre fattispecie che denotino una specificità e apprezzabilità del caso individuale (ad esempio qualora per pochi giorni non si riesca ad entrare). Nel caso di ricorso individuale la somma eventualmente versata di euro 100 per il ricorso collettivo sarà decurtata dalla spesa o restituita.  
Anche per questa tipologia di ricorsi la scadenza è sempre fissata al 30 settembre 2013 (data di inoltro della raccomandata con ricevuta di ritorno) ma sono sempre fatte salve eventuali proroghe che visionerete sui nostri siti internet.

TIROCINIO FORMATIVO ORDINARIO

Adida ha impugnato le diverse prove concorsuali del tirocinio formativo consentendo la partecipazione alle prove successive e poi il superamento di tali esami in cui molti ricorrenti erano stati esclusi.
Dapprima si è iniziato con la impugnazione del test, poi con ricorsi successivi per l’impugnazione degli scritti con passaggio all’orale e infine con la contestazione degli orali con ammissione di molti esclusi direttamente al Tfa.
Una percentuale prossima al 95 % dei ricorsi semicollettivi (piccoli gruppi di ricorrenti) e dei ricorsi individuali è andata a buon fine. Nessuna ammissione con riserva da noi ottenuta sino ad oggi è stata ribaltata con la sentenza definitiva o in sede di appello.
Per i ricorsi collettivi generali in cui erano state accorpate più classi di laurea ed Atenei sono stati ammessi alla prova successiva tutti quei ricorrenti la cui prova doveva essere ancora espletata. Per tutti gli altri aderenti siamo in attesa della fissazione del merito ed è stato già richiesto il prelievo del fascicolo.
È stato avanzato anche un caso di un ricercatore escluso dal Tfa alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo e siamo in attesa della pronuncia.

CONCORSONE

Sono stati proposti diversi ricorsi con successo.
Dapprima è stato avanzato un ricorso per far accedere al concorso tutti coloro che non ne avevano accesso in virtù del principi di favor partecipationis e democraticità nei concorsi pubblici. È stato così proposto un ricorso per gli aderenti più “giovani” laureatisi recentemente e come tali esclusi. È stato poi inoltrato un ricorso per i soggetti già in ruolo ed esclusi dal concorso, nonché per altre categorie di esclusi. In tal modo centinaia di persone hanno avuto accesso al c.d. concorsone.
Successivamente è stato proposto un ricorso per i non ammessi del test che avevano preso tra i trenta e trentacinque punti, cinque punti di graduatoria che rappresentano migliaia di persone. Tutti i ricorrenti sono stati ammessi con riserva agli scritti successivi.
Da ultimo abbiamo ammesso agli orali decine di esclusi agli scritti.
Ad oggi siamo ancora in attesa della conferma dei provvedimenti cautelari con la sentenza di merito.

GIUDICE DEL LAVORO

Abbiamo proposto centinaia di ricorsi in tutta Italia contro il Ministero. Ad oggi siamo in attesa di sentenze definitive che non avverranno prima che la Corte Costituzionale, che ora attende la CGE, si pronunci sulla costituzionalità dello sfruttamento del lavoro precario.
Nell’attesa registriamo vittorie molteplici in diversi Tribunali, Milano, Genova, Viterbo, Piacenza, Cuneo, Verbania, Genova, Viterbo e Busto Arsizio etc. sulla questione degli scatti d’anzianità. Da sempre i precari vengono pagati meno dei loro colleghi in ruolo, tale questione è inaccettabile e abbiamo scelto così di rivendicare tutti gli arretrati per i nostri assistiti unitamente ad una condanna per il futuro ad adeguare anche i prossimi stipendi. Tali arretrati e scatti futuri, oltre a costituire somme importanti, incideranno su tutti gli altri istituti connessi, dalla tredicesima alla liquidazione che saranno oltremodo riaggiornate con interessi e rivalutazione. A ciò si è unito in alcuni casi un cospicuo risarcimento (c.d. indennità risarcitoria da collegato lavoro etc.) del danno.

RICORSO PER I PUNTI DEL MILITARE O SERVIZIO CIVILE

Dopo aver vinto un ricorso pilota al Tribunale di Roma l’Associazione ha iniziato una campagna per il riconoscimento del servizio militare e civile ai fini dell'attribuzione del punteggio.
Ai sensi dell'art. 20 della L. 24 dicembre 1986 n. 958, infatti, il servizio militare e civile prestato non in costanza di nomina deve essere valutato a condizione che il periodo di leva debba essere stato svolto successivamente al conseguimento del titolo che consente l'accesso in graduatoria. Tale legge rende illegittima l'interpretazione "restrittiva" data dal DM 42 dell'08.04.2009 al comma 5 punto 3, secondo cui il servizio militare ed i servizi assimilati per legge sono valutati solo se prestati in costanza di nomina.
Così in occasione dell'aggiornamento delle graduatorie d'istituto di III fascia, il problema del mancato riconoscimento del servizio militare ai fini dell'attribuzione dei 12 punti è stato nuovamente sollevato dinanzi ai Tribunali italiani ottenendo il detto punteggio.
Il contenzioso è stato avanzato su tutti i Tribunali garantendo un servizio capillare ai nostri aderenti su ogni sede.

RICORSI PRECEDENTI GAE: AL TAR A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ETC., LA QUESTIONE DELLE QUESTIONI, TAR O GIUDICE DEL LAVORO?

Adida ha presentato una serie di ricorsi, individuali, semi collettivi e collettivi al Tar, nonché al Presidente della Repubblica avverso i decreti di riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento. Una serie di ricorsi mirati per soggetti in possesso di abilitazione ma a cui era precluso l’ingresso in Gae, tra cui in primis un ricorso per i soggetti in possesso del diploma magistrale ovvero di un titolo abilitante per l’accesso alle Gae, per i precari della terza fascia abilitatisi sul campo e per stessa ammissione del Miur idonei all’insegnamento etc.
Per tutti tali ricorsi è stata già depositata un’istanza di prelievo, ovvero la richiesta della fissazione del merito della causa in cui sostanzialmente si definirà il giudizio.
Tuttavia è bene rappresentarvi che, in una serie di giudizi di altre note associazioni del settore, lo stesso Tar del Lazio ha emanato delle sentenze ove è stato dichiarato il difetto di giurisdizione in favore del Giudice del lavoro. In poche parole per la sezione Terza bis del Tar del Lazio, che ad oggi però è bene ricordarlo vanta il recente ingresso di un nuovo autorevole Presidente, a dover decidere non è il Tribunale Amministrativo ma il Giudice del Lavoro, ovvero il Tribunale del Lavoro.
Dinanzi a tale situazione Adida è stato l’unico soggetto che ha proposto un regolamento di giurisdizione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione diretto a dirimere definitivamente tale problematica. Difatti il rischio è che sia il Tar che il Giudice del lavoro dichiarino la giurisdizione dell’altro e che la questione si protragga nei gradi successivi. Così siamo andati direttamente al massimo organo per mettere la parola fine a tale incertezza. L’udienza è fissata dinanzi alle Sezioni unite della Cassazione per il giorno 24 settembre 2013 e concerne le tematiche dei ricorsi Gae, nonché dei ricorsi per il c.d. salva precari.

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Non possiamo che concludere con il ringraziarVi per l’onore che ci avete concesso sino ad oggi nel rappresentarVi e difenderVi.

E' solo grazie alla Vostra fiducia che i risultati sono stati così eclatanti e positivi.

Nel segno della continuità della tutela dei precari della terza fascia rimbocchiamoci le maniche e permetteteci di tenere la barra dritta del nostro timone e proseguire tutti insieme per la tutela dei nostri diritti.
VostrI,
Santi Delia & Michele Bonetti
A v v o c a t I

Si allega per Vostra comodità un facsimile (in formato pdf e word) di domanda da inoltrare al MIUR e all'Ufficio Scolastico Provinciale a mezzo raccomandata a.r. di cui dovrete fare una copia e rimettertercela unitamente a tutta la documentazione.

 

  • DOMANDA_CARTACEA_ACCESSO_AI_PAS_ADIDA.ODT
  • DOMANDA_CARTACEA_ACCESSO_AI_PAS_ADIDA.PDF
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    Vittoria storia per gli ex medici specializzandi

    La Sentenza della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano emessa in data 24 luglio 2013 (n. 4832/2013) ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.  L’azione è stata patrocinata dagli Avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, per lo studio legale Pinelli Schifani, e dall’Avvocato Santi Delia, - afferenti al network nazionale di studi legali creatosi nel 2007 su input dell'Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.) - in difesa di due gruppi di medici che hanno impugnato rispettivamente una sentenza del Tribunale di Milano e di Pavia, che avevano negato il diritto dei ricorrenti in primo grado.Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 - “bloccata” al valore del 1992 - senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

    Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l'anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

    In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.In una nota del coordinamento nazionale del network legale, i coordinatori avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli esprimono “viva soddisfazione per la nuova vittoria che fa seguito alle sentenze positive già ricevute dallo stesso patrocinio avanti i Tribunali di Torino, Novara, Ferrara, Brescia, Siena e Pisa”. Gli Avvocati Delia, Caronia e Pinelli manifestano“ancora più grande soddisfazione per il valore fondamentale della decisione della Corte meneghina che è il primo giudice di merito, per di più in grado di appello, a riconoscere il ragionamento della Cassazione in merito al meccanismo di adeguamento”.Il network di legali, coordinato dagli Avv.ti Caronia e Pinelli, rappresenta attualmente oltre 6.000 medici specializzandi in analoghe procedure avanti Tribunali e Corti d’appello su tutto il territorio nazionale ed “auspica ed esprime viva e rinnovata fiducia che anche questi collegi si adeguino all’intepretazione della Cassazione e riconoscano per tutti i medici specializzandi il diritto all’adeguata remunerazione”. Il coordinamento nazionale afferma quindi che questa “è una buona notizia per tutti quei medici che hanno frequentato le scuole negli anni dal 1994 al 2006 e non hanno ancora ottenuto giustizia”.

    Soddisfazione viene espressa anche dall'Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.) che per prima ha sollevato in sede giudiziaria il problema del mancato recepimento da parte dell'Italia delle Direttive Comunitarie per gli specializzandi del periodo compreso tra il 1994 e il 2006: <<Una consistente giurisprudenza sta dando ragione alle nostre tesi. L'impatto sulle Casse dello Stato di tali controversie non sarà indifferente e pertanto, anche in ragione della crisi economico-finanziaria che attraversa il Paese, ci chiediamo se non sia il caso di cominciare ad esplorare la via del concordato al fine di ristorare i diritti disattesi di migliaia di giovani specialistici. Ci rendiamo disponibili al confronto per individuare eventuali soluzioni in sede legislativa, consci che le sempre più limitate risorse disponibili del capitolo della formazione medico-specialistica vadano prioritariamente indirizzate ai più giovani colleghi che aspirano ad entrare alle scuole di specializzazione>>.

    ESAME DA AVVOCATO: IL TAR LAZIO ACCOGLIE LA NOSTRA TESI

    Dopo gli accoglimenti sulla mancata motivazione della prova scritta arriva la nostra prima vittoria sull'orale.

    Il Tar del Lazio con ordinanza cautelare del 26 luglio 2013 ha accolto l’istanza cautelare di un praticante bocciato all’esame orale. Il Tar, accogliendo la sospensiva, ha disposto l’onere per l’amministrazione di rinnovare l’esame orale del ricorrente, con una commissione in diversa composizione e con estrazione, a cura del candidato, delle domande per l’esame orale. Il termine per effettuare l’orale è di 90 giorni.

    Il provvedimento prende forma da un ricorso patrocinato dallo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners in cui si lamentavano una serie di eccezioni tra cui il tempo della prova, nonché la circostanza che le domande su cui era stato interrogato il praticante avvocato non erano state estratte a sorte dalla commissione.

    Tale ultima censura era stata avanzata con motivi aggiunti e sulla domanda cautelare del ricorrente, avanzata in detti motivi, il Tar del Lazio con ordinanza istruttoria motivata aveva “Ritenuto necessario, al fine del decidere, acquisire da parte del Ministero della Giustizia - Dipartimento per gli Affari di Giustizia – Commissione per “Esame Avvocato Sessione 2011”, ulteriore documentazione consistente nel verbale, anche di carattere generale e collettivo, afferente alle prove orali di esame, ove risulti che le domande ai candidati sono state estratte dai medesimi, così come prescritto dalla Nota della Commissione del 5/12/2011 ed aveva ordinato all’Autorità intimata di depositare quanto richiesto”.

    Il Ministero della Giustizia - Dipartimento per gli Affari di Giustizia - Commissione per “Esame Avvocato Sessione 2011” non provvedeva ad ottemperare alla detta istruttoria probabilmente per l’assenza stessa di tale verbale. Il T.A.R. “Considerato che non avendo l’amministrazione provveduto ad adempiere all’ordinanza istruttoria n. 5740/201” traeva “elementi di prova a favore delle censure dedotte dal ricorrente con i motivi aggiunti ai sensi dell’art. 116 c.p.c.”

    Pertanto, dal mancato deposito istruttorio venivano tratti argomenti di prova che, unitamente alla non contestazione delle censure del ricorrente, hanno portato al rifacimento dell’esame orale.

    Precari della Scuola: la sorte dei nostri ricorsi alla Corte di Giustizia Europea

    Con l’ordinanza n. 207 del 18 luglio 2013 la Corte Costituzionale è intervenuta sulla vexata questio della legittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (accordo quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato) e, per quanto più specificatamente interessa migliaia di lavoratori della scuola, sulla legittimità del continuo succedersi di contratti a tempo determinato di supplenza.

    Avevamo agito con migliaia di ricorsi sollevando sia la questione relativa agli scatti di anzianità sia chiedendo il riconoscimento del risarcimento del danno a seguito delle mansioni svolte che possono essere senza alcun dubbio equiparate a quelle dei docenti di ruolo. Chiedevamo inoltre la conversione del contratto o il risarcimento per il susseguirsi abusivo di vari contratti.

    La Consulta non si occupa della prima questione, soffermandosi invece sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni e sulla legittimità dell’utilizzo reiterato di contratti a tempo determinato per un periodo superiore a trentasei mesi.

    Appare necessario, comunque, soffermarsi sul primo punto, in quanto il suddetto articolo recepito con Direttiva 1999/70/CE, prevede che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a quelli a tempo indeterminato, a meno che non sussistano ragioni oggettive, dovendosi applicare, in linea di massima, il principio “pro rata temporis”. Tale disposizione, per la generalità dei lavoratori, è stata attuata nell’ordinamento interno con l’art. 6 del D.L.vo 6 settembre 2001 n. 368 per cui “al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spetta ogni trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello (… ) sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la struttura del contratto a termine”. Nel caso degli insegnanti non appaiono “ragioni oggettive” che giustificano la mancata valorizzazione, sotto il profilo economico, dell’anzianità di servizio maturata dal personale non di ruolo, analogamente a quanto avviene per quello di ruolo. Questo tipo di norme prevedendo l’erogazione di aumenti stipendiali in relazione all’anzianità al solo personale di ruolo della pubblica amministrazione appaiono ingiustificatamente discriminatorie. Infatti, non sembrano sussistere degli “elementi precisi e concreti” in grado di giustificare la disparità di trattamento tra il personale di ruolo e gli insegnati precari, tenuto conto che entrambi svolgono identiche mansioni.

    Vedremo se e come verrà in futuro risolta la questione. Allo stato abbiamo già vinto in numerosissimi Tribunali, da Milano a Piacenza, da Roma a Viterbo sino a Trapani.

    L’ordinanza, invece, si occupa dell’utilizzo indiscriminato dei contratti a tempo determinato. Il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 mira ad evitare che si faccia abuso del contratto di lavoro a tempo determinato, fissando nel periodo massimo di trentasei mesi il tempo nel quale un lavoratore può essere impiegato con successivi contratti a termine. Tuttavia, il reclutamento del personale scolastico, nonostante la disciplina risulti applicabile anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, che però non prevede la conversione del contratto, ma solo il diritto al risarcimento del danno, è disciplinato da un sistema di norme che consente l’utilizzo diabolico di reiterati contratti a tempo determinato. Infatti, l’art. 10, comma 4 bis, del summenzionato decreto legislativo, di attuazione alla direttiva che qui interessa, esclude dall’applicazione del decreto “i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato”.

    La Consulta, procedendo ad un dettagliato esame della questione, ha ritenuto opportuno sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea le questioni di interpretazione della clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, finalizzata alla prevenzione di abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, in ragione della quale gli Stati membri sono tenuti ad introdurre misure attuative, tranne che non vi siano ragioni obiettive che giustifichino il rinnovo di tali contratti, ovvero introducendo norme che indichino la durata massima dei contratti di lavoro a tempo determinato successivi o il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti  L’unica ragione che può sostenere tale sistema sarebbe costituita dalla necessità di risparmio delle risorse pubbliche che, però, non potrebbe mai giustificare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato. Nello specifico la Corte adita dovrà stabilire se la suddetta clausola “debba essere interpretata nel senso che osta all’applicazione dell’art. 4, commi 1, ultima proposizione, e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124- i quali dopo aver disciplinato il conferimento di supplenze annuali su posti che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, dispongono che si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo- disposizione la quale consente che si faccia ricorso a contratti a tempo determinato senza indicare i tempi certi per l’espletamento dei concorsi e in una condizione che non prevede il diritto al risarcimento del danno”. Ed infine, dovrà stabilire se le esigenze di organizzazione del sistema scolastico italiano costituiscono ragioni obiettive, in grado di rendere compatibile con il diritto dell’Unione europea una normativa come quella italiana che per l’assunzione del personale scolastico a tempo determinato non prevede il diritto al risarcimento del danno.

    Se la C.G.E. ritenesse l’art. 10, comma 4 bis del d.lgs. 368 del 2001 legittimo, lo Stato italiano potrebbe continuare ad abusare di tale contratti senza alcun concreto e sostanziale controllo, essendo di fatto impossibile per il precario verificare l’effettiva correttezza della supplenza a fronte di un complessa modalità di gestione di migliaia di docenti inseriti nelle più disparate graduatorie.

    Qualora, invece, così come ci auguriamo, la C.G.E. ritenesse che lo Stato ha abusato di tale potere, il contenzioso pendente dovrebbe definirsi con congrui risarcimenti a favore di tutti i nostri assistiti.

    Corte Costituzionale, Ord. del 18 luglio 2013, n. 207