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Il Presidente della Repubblica firma il decreto per l’ammissione dei ricorrenti: ora l’immatricolazione a Medicina

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il Decreto con il quale ha accolto il ricorso proposto da 13 studenti che avevano denunciato l'illegittima gestione della prova di concorso per l'accesso a Medicina presso l'Ateneo di Messina.
Il caso, stante il fatto che tale modus operandi era stato adottato dalla Commissione di Ateneo sin dal 2000, aveva scandalizzato migliaia di studenti aspiranti medici che, per un decennio, avevano partecipato alle selezioni.
Il Consiglio di Stato aveva ritenuto "particolarmente fondata la censura di violazione del principio dell’anonimato delle prove da correggere" ed aveva decretato l'ammissione al corso di laurea di tutti i ricorrenti.
Soddisfazione è stata espressa dal legale Santi Delia che, dopo la pubblicazione del parere del Consiglio di Stato, si è adoperato per bruciare le tappe di immatricolazione all'Ateneo dei suoi studenti. "Tanto negli uffici del Quirinale quanto in quelli del MIUR ho riscontrato immediata disponibilità nell'accellerare gli adempimenti necessari alla firma del Decreto da parte del Presidente Napolitano. Nonostante il delicatissimo periodo che sta attraversando l'Italia, tutti gli Uffici si sono adoperati per consentire ai ricorrenti di iscriversi tempestivamente al corrente anno accademico in tempo utile per apporre le necessarie firme di presenza alle lezioni ed evita902re la perdita dell'intero anno accademico".
Il decreto di immatricolazione dell'Ateneo è, a questo punto, atteso a momenti.

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Una grande nuova vittoria: i quesiti somministrati nel 2009 erano errati. Ammessi tutti i ricorrenti.

Un'altra nuova ed epocale vittoria. La nostra idea ha trovato totale accoglimento. Anche secondo il T.A.R. della Campania se i quesiti sono mal formulati "i partecipanti subiscono l'esito di una prova falsata giacchè non hanno avuto la possibilità di confrontarsi correttamente su una serie di quesiti che avrebbero potuto attribuirgli quel gap necessario al raggiungimento di una posizione utile".

E' proprio in ragione di ciò, quindi, che i nostri ricorrenti hanno meritato l'ammissione al corso di laurea in Medicina cui da sempre avevano aspirato, giacchè "nei quiz a risposta multipla predeterminata non rileva, ai fini dell’illegittimità, solo l’erroneità della soluzione indicata come esatta, bensì anche la formulazione ambigua dei quesiti, la possibilità che vi siamo risposte alternative e esatte o la mancanza di una risposta esatta ed, in generale, tutte quelle circostanza che si rilevano contrarie alla ratio di certezza ed univocità che deve accompagnare i quesiti relativamente ad una prova preselettiva a risposta multipla".

Il diritto allo studio è stato quindi nuovamente e con forza riaffermato.

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 28 ottobre 2011, n. 5051

Il Consiglio di Stato accoglie i ricorsi dell'Avv. Santi Delia: la prova di concorso a Messina è stata viziata per 10 anni. I ricorrenti sono tutti ammessi

La notizia è sensazionale. La vittoria epocale, una pietra miliare nella battaglia per il diritto di studiare.

Tutti i concorsi per l'ammissione al Corso di Laurea in Medicina e Chirugia presso l'Ateneo di Messina che, secondo confessione resa innanzi al T.A.R. Catania dal Presidente della stessa Commissione di concorso sono stati gestiti con le stesse modalità, sono illegittimi.

Tutti i ricorrenti sono ammessi in sovrannumero senza alcun pregiudizio per gli altri studenti.

A dirlo non è un'associazione studentesca o qualche studente escluso. Non è neanche il T.A.R. Catania. La decisione DEFINITIVA e NON APPELLABILE è, invece, del Supremo organo di giustizia amministrativa: il Consiglio di Stato con sede in Roma.

Secondo i Giudici della Sezione consultiva del Consiglio di Stato "appare particolarmente fondata la censura di violazione del principio dell’anonimato delle prove da correggere. A questo riguardo occorre rilevare che la Commissione ha fatto annotare, accanto al nome di ciascun candidato il numero di codice CINECA riservato, numero la cui funzione è quella di consentire l’abbinamento della scheda anagrafica con la prova e che compare sulla finestra esistente nella busta. Onde sin dall’inizio della prova il codice del plico consegnato poteva essere associato al nome del candidato. Inoltre, alla fine della prova la consegna dei plichi e il loro posizionamento nella scatola sono avvenuti seguendo l’ordine alfabetico dei nomi dei singoli candidati, con conseguente possibilità di rintracciare con sicurezza la prova consegnata da ciascun candidato.

E’ evidente come le suddette operazioni compiute dalla Commissione abbiano rischiato di porre nel nulla tutti gli accorgimenti previsti dal legislatore al fine di assicurare che la correzione degli elaborati avvenisse nel più stretto anonimato e seguendo la par condicio dei ricorrenti e l’imparzialità dell’Amministrazione, consentendo a chiunque ne avesse interesse di associare una determinata busta al nome del candidato. Né il sistema del ritiro delle buste trova giustificazione alcuna nelle finalità fissate per il concorso di ammissione".

A differenza di quanto sostenuto dal T.A.R. Catania (che comunque aveva trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica ed evidenziato "che tale anomala modalità di distribuzione dei plichi ai candidati, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento della procedura concorsuale" ed accolto il ricorso per altri motivi) qualche settimana fa, quindi, tale vizio è da solo decisivo a fare ottenere l'ammissione ai ricorrenti.

Infondate sono state ritentute le controdeduzioni dell'Ateneo. "Né assume pregio la controdeduzione, per la quale le prove sarebbero state corrette dal CINECA e non dalla Commissione. La regola dell’anonimato nelle procedure concorsuali “assume una cogenza ancor più marcata, perché deve essere comunque assicurata l’indipendenza di giudizio dell’organo valutatore” (Cons. Stato, Sez. V, 2 marzo 2000, n. 1071), onde non occorre accertare se il riconoscimento della prova di un candidato si sia effettivamente determinato, essendo sufficiente la mera, astratta possibilità dell’avverarsi di una tale evenienza".

Se possibile ancora più importante è la conseguenza di tale decisione.

Il Consiglio di Stato, infatti, accogliendo la tesi espressamente sostenuta dall'Avv. Santi Delia, non ha annullato l'intero concorso ma solo il diniego di ammissione rivolto ai ricorrenti che quindi, oggi, grazie a tale epocale decisione, possono studiare Medicina.

"Sotto questo profilo, dunque, il ricorso è fondato e la graduatoria impugnata deve essere annullata nella parte in cui ha escluso i ricorrenti dall’ammissione all’immatricolazione nella Facoltà di Medicina e Chirurgia (...) L’accoglimento del suddetto motivo di ricorso esime dall’esame degli altri motivi, all’accoglimento dei quali i ricorrenti avrebbero perduto ogni interesse".

Tra qualche settimanda il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmerà il DECRETO che, sulla base di tale decisione, consentirà a decine di ricorrenti di coronare il sogno di una vita.

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 6 ottobre 2011, n. 3672

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Corriere della Sera - Nazionale edizione del 16 ottobre 2011

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Gazzetta del Sud edizione del 15 ottobre 2011

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Un 15enne ridicolizza la Commissione di esperti ministeriali

Test di Medicina e Odontoiatria: anche quest'anno i quesiti sono errati. Lo erano l'anno passato così come nel 2009, nel 2008 e nel famigerato test del 2007.

"La pronunce più importanti, tuttavia, riguardano, ancora una volta, l’erroneità di diverse domande presenti nel test a causa delle quali molti studenti sono rimasti esclusi. A dirlo ed a gridarlo a gran voce, questa volta, non sono soltanto gli studenti, noi legali e le associazioni studentesche ma anche il T.A.R. Lazio e, soprattutto, il Consiglio di Stato.

Secondo il T.A.R. Lazio, “sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare della ricorrente tenuto conto della eseguità dello scarto di punteggio che la separa attualmente dall’ultimo iscritto per la quale ragione vengono ad assumere precipua rilevanza già in sede cautelare anche agli effetti del “fumus boni juris” le censure investenti sia i profili relativi alla in conferenza dell’oggetto e del contenuto di domande rivolte sotto forme di quesito sia il relativo esito come stabilito per le risposte da fornirsi del candidato”.

Qualche settimana prima autorevolissimo responso conforme alle nostre denunce era giunto dal Consiglio di Stato secondo cui “nell’ ambito dei motivi dedotti assumono rilievo, agli effetti del “fumus boni iuris”, le censure che investono la ricaduta sull’ esito della selezione della griglia di risposte assegnate a taluni quesiti, che si assumono non conferenti all’ oggetto ed al contenuto della domanda stessa; nel bilanciamento degli interessi coinvolti dalla presente controversia, appare prevalente quello del candidato ricorrente all’ intrapresa degli studi, mentre non è contrapposto un pregiudizio all’ offerta formativa dell’Università intimata”. I ricorrenti possono, quindi, studiare Medicina. Cons. Stato, Sez. VI, 23 febbraio 2011, n. 849.

Quest'anno, prima ancora dei Giudici amministrativi, a ridicolizzare la bontà del test è un attento studente del Liceo. Un quindicenne.

Da la Gazzetta del Sud

«Mal posta una domanda dei test in Medicina» Il genetista Dalla Piccola: ragionamento brillante. E l'Università di Messina già gli apre le porte

«Mamma, uno dei quiz per l'accesso al corso di laurea in Medicina è sbagliato». Biagio Maria Sancetta, messinese di appena 15 anni, studente della 3A del Liceo scientifico a indirizzo medico biotecnologico "Empedocle", stava navigando in internet, una decina di giorni fa, quando, leggendo le domande presentate ai candidati di tutta Italia, si è accorto che qualcosa non andava. Forte delle proprie conoscenze, si è messo al lavoro, con l'obiettivo di dimostrare che quella frase pronunciata su due piedi, in realtà aveva un costrutto.
Sotto la lente d'ingrandimento è finita la domanda n. 50 dei test somministrati a quanti aspiravano all'ammissione ai corsi di Medicina e Odontoiatria per l'anno accademico 2011/2012. Quiz che recitava così: «In una coppia la madre è di gruppo sanguigno A e ha una visione normale dei colori e il padre è omozigote per il gruppo sanguigno B ed è daltonico (carattere recessivo legato al cromosoma X). Si può affermare che la coppia non potrà, in nessun caso, avere: a) figlie femmine di gruppo A non daltoniche; b) figlie femmine di gruppo B daltoniche; c) figlie femmine di gruppo AB non daltoniche; d) figli maschi di gruppo B non daltonici; e) figli maschi di gruppo AB daltonici». Secondo Biagio Maria, le 5 opzioni non includono la giusta soluzione al test posto. In base al suo ragionamento, «le risposte fornite dal ministero prevedono l'analisi di ambedue gli aspetti genotipici: quello riguardante la trasmissibilità del gruppo sanguigno e quello riferito alla trasmissione delle malattie». Quanto al primo, «considerando tutti i possibili incroci, è vero che non si potranno mai verificare casi nei quali la progenie abbia gruppo sanguigno A e dunque la risposta corretta a tale quesito per esclusione dovrebbe essere la a) figlie femmine di gruppo A non daltoniche. Questi, poi, i rilievi sull'analisi della trasmissibilità del daltonismo: «È proprio in tale affermazione (quella che le figlie possono essere daltoniche) che risiede l'errore della domanda: infatti, seguendo la legge di Mendel sull'assortimento indipendente, andiamo a incrociare i componenti della generazione parentale P per trovare le probabilità di trasmissione della generazione filiale F1 – ha spiegato –. Nonostante siano due gli incroci da eseguire, a sostegno della tesi occorre solo eseguire il primo, in base al quale metà saranno figli maschi, dei quali metà con genotipo daltonico e metà con genotipo non daltonico, e metà con figlie femmine, metà con genotipo non daltonica e metà con genotipo daltonica». Pertanto, «la domanda non risulta essere vera, in quanto il test chiedeva se si può affermare che la coppia non potrà, in nessun caso, avere "figlie femmine di gruppo A non daltoniche"».
Il quindicenne ha inviato una nota al ministero della Pubblica istruzione e al rettore dell'Università di Messina, esponendo le sue considerazioni. Le quali hanno messo in difficoltà persino alcuni docenti, tanto da richiedere il parere di uno dei massimi esponenti della genetica, il prof. Bruno Dalla Piccola, secondo cui «le opzioni b), c), d), e) delle risposte sono corrette, in quanto da quel matrimonio potranno nascere figli e figlie con quelle combinazioni. È sbagliata e perciò va barrata la risposta a), in quanto non possono nascere figlie A ma solo AB o B. Il quiz non è una lezione di genetica che si propone di fare una disamina di tutte le combinazioni possibili. Quindi chi ha barrato a) ha risposto correttamente. Fa male a lamentarsi lo studente del fatto che le 5 opzioni non includano la giusta soluzione: di fatto b), c), d) e) sono giuste soluzioni in quanto tutte possibili. Il suo modo di ragionare è brillante». Ma ecco il pistolotto di Dalla Piccola che dovrebbe indurre il Ministero a qualche riflessione in più su metodo e merito di questi test: «Non vanno proposte domande di questo tipo, formulate in maniera aggrovigliata e pretendendo da uno studente di rispondere in pochi minuti». Ecco, allora che il nostro "genietto" si è preso una bella soddisfazione, anzi di più: perché il prof. Carmelo Salpietro, ordinario di Pediatria nella nostra Università, propone già da ora a Biagio di averlo come interno nel suo istituto, se dovesse iscriversi a Medicina a Messina. «Merita certamente di essere valorizzato se già adesso mostra una capacità di critica e di ragionamento straordinarie, spero che accoglierà il mio invito», conclude Salpietro.
Tornando alla lettera Biagio Maria non fornisce solo una spiegazione citologico-genetica: «In realtà – ha aggiunto – bisognerebbe fare un'obiezione dal punto di vista logico-matematico e grammaticale. A mio parere, la risposta a) che è la più corretta, con l'espressione non daltoniche confonde i candidati».
Il giovane è molto sicuro di sé, nonostante la tenera età. E si pone già traguardi ambiziosi: «Il mio sogno è studiare a Oxford e approfondire le tematiche legate alla citologia e all'oncologia. Da grande vorrei fare il ricercatore scientifico». Per assecondare la sua sete di scienza, assieme alla famiglia si è trasferito da Militello Rosmarino a Messina. Manco a dirlo, è riuscito a superare i test d'ingresso all'Empedocle senza grossi problemi. Anzi, è risultato vincitore di una borsa di studio. Qualche mese fa, inoltre, è balzato agli onori delle cronache per una relazione preparata di suo pugno su "Le conseguenze biologiche della radioattività". «Poco prima del referendum sull'atomo, sono stato invitato a un convegno e ho esposto le mie idee – ha raccontato –. La relazione è piaciuta molto, a tal punto che la prof. Marianna Gensabella ha deciso di pubblicarla sulla "Rivista di bioetica"». Allora, hanno ragione i vicini di casa, che chiamano Biagio Maria "piccolo genio". In base ai suoi progetti, l'invito di Salpietro potrebbe andargli stretto. Date le premesse, un domani sentiremo parlare del prof. Sancetta.

Numero chiuso: la nostra battaglia per la libertà di studiare, i nostri successi per non arrestare il sapere...Vai al video

 

 

Ampliamento dei posti a Medicina: oggi in aula il Ministro risponderà al question time

L'indecente balletto dei numeri di Medicina arriva in Parlamento. Oggi alle 15, nell'ambito del question time, il Ministro della Salute risponderà all'interrogazione degli On.li LO MONTE, COMMERCIO, LOMBARDO e OLIVERI Per sapere "quali immediate iniziative intenda adottare al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico e di migliorare il sistema di rilevamento (criteri ed analisi) del fabbisogno formativo delle facoltà di medicina e chirurgia, nonché dei corsi di laurea in area sanitaria".

Ecco il testo del question time che, come avrete modo di leggere, riporta lo sconvolgente scenario già da noi più volte denunciato sull'assurda istruttoria che governa il numero di posti banditi dai vari Atenei con l'avallo del MIUR.

LO MONTE, COMMERCIO, LOMBARDO e OLIVERI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
i dati oggettivi di previsione (piano sanitario nazionale 2011-2013) dimostrano che esiste in Italia una forte concentrazione di personale medico nella fascia di età superiore o uguale ai 60 anni, per cui è possibile stimare che circa 17 mila medici lasceranno il servizio sanitario nazionale entro il 2015;
a partire dal 2013 è ipotizzabile, avuto riguardo al numero medio di laureati in medicina e chirurgia per l'anno accademico e la quota di questi che viene annualmente immessa nel servizio sanitario nazionale, un saldo negativo fra pensionamenti e nuove assunzioni;
tale scenario risulterà ancora più marcato nelle regioni impegnate con i piani di rientro a causa del blocco delle assunzioni;
anche per l'anno accademico 2011-2012 la programmazione nazionale dei corsi di laurea della facoltà di medicina e chirurgia non si è svolta secondo i criteri, le analisi e le stime ponderate dell'effettivo fabbisogno;
lo stesso rilevamento del fabbisogno formativo, ancora una volta, è stato accertato oltre la naturale scadenza del 30 aprile 2011, con la conseguenza che i Ministeri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca hanno dovuto adottare il provvedimento che stabiliva il numero degli studenti iscrivibili e la relativa ripartizione fra le università soltanto in base ai dati forniti dalle regioni e della «potenzialità formativa» dichiarata dagli atenei;
infatti, nel corso di una riunione tecnica svoltasi l'11 maggio 2011, «le regioni e le province autonome ed il Ministero della salute, in considerazione dell'urgenza di perfezionare l'accordo in oggetto, hanno concordato di eliminare la tabella relativa al confronto fabbisogni associazioni vs regioni»;
nonostante la gravità di tale omissione, il Ministero della salute ha comunque effettuato, ai sensi dell'articolo 6-ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, la rilevazione relativa al fabbisogno professionale del medico chirurgo per l'anno accademico 2011-2012, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 18 maggio 2011;
dalle tabelle predisposte Ministero della salute il 27 aprile 2011 il fabbisogno formativo, suddiviso per regioni e province autonome, di medici chirurghi risultava di 10.566 unità (secondo le associazioni rappresentative di gran lunga superiore);
com’è noto, per medicina, rispetto alla media di 7.500 posti annui degli ultimi 14 anni, durante i quali il totale è stato di 104.000 invece dei 130.000 stimati con il turnover al 2,7 per cento, per l'anno accademico 2011-2012 sarebbe stata necessaria un'offerta formativa di almeno 11.000 posti, ovvero l'aggiunta di almeno 1.500 ai 9.500 posti dell'anno accademico 2010-2011;
a conclusione di tale tortuoso procedimento i Ministeri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute hanno quantificato in 9.501 i posti disponibili per l'accesso al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia per l'anno accademico 2011-2012;
il Ministro interrogato, ancora un anno fa, nel corso dello svolgimento dell'interrogazione a risposta immediata (n. 3-01223) aveva affermato che: «Per quanto concerne poi la professione medica il concetto è diverso, perché il trend è invece in costante diminuzione. Si stima che a partire dal 2014 il numero dei medici comincerà a decrescere, e che nel 2018 avremo 22 mila professionisti in meno; quindi i Ministeri, le regioni e la Federazione dei medici hanno chiesto un aumento dell'offerta formativa, cui l'università ha risposto progressivamente incrementando il numero da 7.366 dell'anno accademico 2007-2008 a 8.800 per il prossimo anno. Dunque, come si vede, entrambi i Ministeri, e il nostro in particolare, sono impegnati con queste iniziative e con altre iniziative innovative, in sinergia con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al fine di promuovere politiche attive per fronteggiare la carenza di personale sanitario»;
a causa del sistema di rilevamento del fabbisogno, verosimilmente approssimativo, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per gli anni accademici 2009-2010 e 2010-2011, è già stato costretto ad ampliare, in modo forfettario (10 per cento) e con buona pace dei criteri di rilevamento, il numero di posti per immatricolazioni al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia;
gli atenei, inspiegabilmente, a fronte di precedenti comunicazioni circa il numero massimo di posti per l'offerta formativa, nulla hanno obiettato con riferimento ai predetti ampliamenti;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato nel 2009, seppure con riferimento ai corsi di laurea in odontoiatria (medesimi criteri con numero chiuso) ha inviato, tra gli altri, al Parlamento, a sensi dell'articolo 21 della legge n. 287 del 1990, una segnalazione circa le modalità di individuazione del numero chiuso per l'accesso ai corsi di laurea, auspicando «il massimo ampliamento possibile dei posti universitari disponibili» e rendere «trasparente il relativo processo decisionale»;
anche per l'anno accademico 2011-2012, stante l'evidente insufficienza del numero dei posti assegnati dal Ministero della salute rispetto all'effettivo, reale ed accertato fabbisogno formativo, risulta doveroso un ampliamento del 20 per cento dei posti per immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina e chirurgia –:
quali immediate iniziative intenda adottare al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico e di migliorare il sistema di rilevamento (criteri ed analisi) del fabbisogno formativo delle facoltà di medicina e chirurgia, nonché dei corsi di laurea in area sanitaria. (3-01849)

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