News

STABILIZZAZIONI SANITA’: T.A.R. Catania sospeso bando. Troppo breve il termine di una settimana per presentare domande.

dirittoamministrativoIl miraggio della stabilizzazione dopo anni di precariato. Così la cosiddetta riforma Madia, ha dato una speranza a migliaia di lavoratori a termine in Italia di ottenere, dopo almeno 3 anni di servizio, un posto fisso. Dai proclami in vista del voto nazionale all’effettiva stabilizzazione il passo è lungo e l’applicazione da parte delle singole Amministrazioni delle Leggi nazionali non sempre cristallino.

Nel caso all’esame del T.A.R. Catania, l’Amministrazione, dopo anni di precariato, ha concesso solo una settimana ai lavoratori interessati per presentare la domanda di stabilizzazione.

Questa la scelta del Policlinico di Messina che il T.A.R. Catania, con provvedimento n. 323 del 2018, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso. Accogliendo le tesi proposte dal legale messinese, il T.A.R. ha concordato sull’illegittimità del bando in quanto pubblicato esclusivamente sul sito web dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “G. Martino” e non anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica atteso che l’obbligo di pubblicazione su questa costituisce regola generale ed applicazione delle norme costituzionali, rendendo così ulteriormente difficoltosa la concreta partecipazione alla procedura di stabilizzazione.

Lo spirito delle procedure di stabilizzazione”, conclude l’Avvocato Santi Delia, “è evidentemente quello di coinvolgere la platea di tutti gli interessati ragion per cui ogni scelta restrittiva, qui concretatasi con la mancata pubblicazione dell’avviso nelle modalità indicate e nell’individuazione di un termine assai ristretto, deve ritenersi totalmente ostativa rispetto a questi fini. Non può, difatti, pensarsi che dopo anni di precariato sfumi l’occasione di stabilizzazione solo per non aver quotidianamente avuto accesso al sito web aziendale. Le Aziende sanitarie, che al momento sono per lo più impegnate in tali assunzioni, inoltre, dovrebbero valutare i periodi di servizio in maniera elastica, come peraltro indicano le stesse circolari, giacché ciò che conta è l’effettivo servizio prestato al di là degli stravaganti nomen attribuiti in tutti questi anni ai contratti più vari dietro i quali si celava, pur sempre, un ordinario lavoro svolto”.

Santi Delia tra i legali più votati del contest Labour 2018 di Legalcommunity.it

Con BonelliErede, Trifirò ed Allen & Overy, c'è anche l'Avvocato Santi Delia tra i legali più votati del contest di Legalcommunity.

Come forse sapete e per quanto riporta la policy del contest, “i Legalcommunity Labour Awards sono ancora oggi il primo riconoscimento italiano nel settore del diritto del lavoro e i primi di settore in Italia. Un riconoscimento che viene dato sulla base di una serie di elementi di valutazione oggettivi, da esperti ed operatori del settore alla scopo di spingere gli attori di questo mondo a migliorarsi ogni giorno, nella sostanza, e oltre le vetrine di circostanza”.
La commissione di esperti ha individuato 19 professionisti e, all’esito del primo contest su questi nomi, come potrete leggere, l'Avvocato Santi Delia è risultato tra i più votati nella nuova sezione “pubblico impiego” - “avvocato dell’anno”. Come studio Bonetti-Delia siamo inoltrevpresenti anche nell’altra sezione (“studio dell’anno”) “pubblico impiego”.
Se vi fa piacere e condividete lo spirito con il quale interpreto la professione, cliccate in fondo al link per registrarvi (e’ riservato ai professionisti del settore legale) e votare.
Vai all'articolo

ASN: il Tar Lazio accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

dirittoamministrativo

 

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto privato” .

Si tratta di una nuova vittoria su materie giuridiche dopo quella sul diritto tributario.

Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale,

sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

Tribunale di Livorno: illegittimo l'uso da parte del MIUR "del c.d. algoritmo impazzito". Docente torna in Sicilia.

dirittoscolasticoStavolta è il Tribunale di Livorno a pronunciarsi sulla questione della illegittimità delle procedure di mobilità intraprese dal Miur.

La sentenza del Giudice della sezione lavoro dà ragione alle tesi difensive degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con un altro provvedimento, l’ennesimo che consente ad una insegnante di tornare vicino alla provincia di casa.

Secondo il Tribunaleo “considerato che per l’ambito territoriale Sicilia, con specifico riguardo alla provincia di Catania, indicata dalla ricorrente in domanda come seconda preferenza dopo Messina (sede di prima scelta), risultano assegnate cattedre a docenti aspiranti con punteggi inferiori, ne consegue l’illegittimità del mancato trasferimento della ricorrente all’ambito in questione”.

Molti insegnanti come la ricorrente si sono visti sopravanzare da altri colleghi assegnati a sedi “vicino casa” seppur in possesso di un punteggio inferiore.

Che l’algoritmo utilizzato dal Ministero nel gestire il piano di mobilità docenti fosse caratterizzato da molteplici irregolarità, è un fatto ormai noto: su tale argomento, lo studio Delia & Bonetti è stato il primo a livello nazionale ad individuare irregolarità nelle procedure di assegnazione dei docenti a sedi che, spesse volte, non corrispondevano a quelle che effettivamente sarebbero dovute spettare ai docenti in mobilità. Proprio grazie al nostro ricorso, inoltre, il MIUR è stato condannato a svelare l’algoritmo su ordine del T.A.R. Lazio (guarda il focus su questo link).

A tal proposito il Tribunale di Livorno ha rilevato che “Orbene, proprio rispetto alla questione del c.d. algoritmo impazzito, nel giudizio odierno parte resistente, non costituendosi, non ha offerto alcuna ricostruzione alternativa delle modalità con le quali sono stati abbinati ai docenti i singoli ambiti territoriali per il trasferimento”.

Ancora una volta è messo nero su bianco che soggetti con punteggi più bassi abbiano ottenuto sedi migliori di altri: il MIUR e gli Uffici hanno usato parametri meramente legati alle opzioni di scelta e non al merito.

Adesso il MIUR sarà costretto a trasferire la docente vicino alla sua famiglia e dovrà anche risarcire le spese legali.

CONCORSO COMMISSARIO POLIZIA: TAR LAZIO SI ALL’AMMISSIONE ALLE PROVE NELLE MORE DELLA VERIFICAZIONE

forzearmate

"Considerato necessario, disporre apposita verificazione, in ordine alla sussistenza o meno dei presupposti su cui si è fondata l’inidoneità, disponendo, nelle more, l’ammissione con riserva del ricorrente” il Tar Lazio ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avv. Rosario Cannata e Santi Delia, a tutela di un ricorrente escluso dalla fase psico-attitudinale del Concorso per Commissario di Polizia di Stato in quanto ritenuto inidoneo dalla Commissione esaminatrice.

Nel caso di specie, trattandosi di un giudizio di inidoneità psico-attitudinale, il Tar, accogliendo le tesi difensive sostenute dagli Avvocati Delia e Cannata, ha ritenuto che lo stesso non rientri nella sfera di discrezionalità della P.A, retta quindi da principi di opportunità e convenienza circa le scelte da operare, bensì nell’ambito della c.d. discrezionalità tecnica, la cui applicazione potrebbe essere viziata da errori logici o di procedura e quindi pienamente sindacabile.

Condizione assolutamente preliminare è, dunque, quella di verificare quale sia stato l’iter logico seguito dall’organo tecnico competente, ed in particolare la sussistenza delle garanzie di trasparenza e di motivazione poste a presidio del modus procedendi della Amministrazione, nella species della Commissione esaminatrice, tanto in fase di esame del candidato, quanto in sede di verbalizzazione.

Nelle more di tale verifica, il G.A ha comunque deciso di preservare l’interesse legittimo del ricorrente, ammettendolo con riserva alle successive prove, senza attendere l’esito della verificazione, garantendo così la comparazione tra gli interessi contrapposti da un lato, dell’Amministrazione al regolare svolgimento del prove e dall’altro quello del privato cittadino in un’ottica di favor partecipationis.