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Medici e Professori universitari: inscindibili le loro funzioni di docenza e assistenza anche in deroga ai limiti di età per i sanitari. Il primo caso post declaratoria di incostituzionalità.

dirittosanitarioIl Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha accolto il ricorso dell'Avvocato Santi Delia con il quale un docente ordinario di medicina aveva lamentato l'illegittimità della decisione dell'Azienda Universitaria Ospedaliera di comminare la decadenza da ogni funzione assistenza nonostante la possibilità frattanto riconosciuta allo stesso docente dall'Ateneo di continuare, in conformità alla Legge, a svolgere le proprie funzioni di docente ordinario sino all'età di 72 anni. Si tratta di uno dei casi "pilota" per la giurisprudenza italiana in quanto la proroga dello svolgimento delle funzioni di docente prima della dichiarazione di incostituzionalità della norma della Legge c.d. Gelmini e l'Azienda sanitaria, nonostante ciò, aveva ritenuto di comminare la decadenza dalle funzioni assistenziali.

Il C.G.A., nella sua prima decisione, aveva erroneamente rilevato che la decadenza dalle funzioni assistenziali fosse legittima in quanto il docente ordinario aveva sottoscritto un contratto di diritto privato per la Direzione dell'U.O.C. affidatagli ove era espressamente indicato il limite di età invalicabile per i sanitari a 70 anni. In sede di revocazione, con non comune coraggio, lo stesso C.G.A. ha ammesso il proprio errore "sui fatti" e accolto il ricorso. Al docente, in conformità alle (nostre) recenti decisioni del C.D.S., spetta la restitutio in integrum per tutte le perdite subite.

Secondo l'Azienda e l'Ateneo, tuttavia, nonostante il chiaro tenore della decisione le funzioni assistenziali andava riaffidate solo sino al termine dell'anno accademico dopo il compimento dei 70 anni senza alcun ulteriore congiunta proroga rispetto all'attività accademica, che appunto, veniva frattanto prorogata sino a 72 in forza di quanto deciso dalla Corte costituzionale.

"Ciò posto, il Collegio deve subito osservare che l’indicazione testuale, nella sentenza da ottemperare, del dies ad quem del 1° novembre 2012, benché indubbiamente presente, e concorrente alla connotazione del suo effetto annullatorio, non esauriva affatto la portata conformativa della relativa pronuncia, la quale era definita soprattutto dal più ampio principio –puntualmente richiamato dal ricorrente- che “…il rapporto tra l’Università e il prof. xxx (e il conseguente diritto-dovere di questi alle funzioni assistenziali) non avrebbe potuto in alcun modo essere dichiarato venuto meno a decorrere dal 1 Giugno 2012, dal momento che, a questa data, comunque non poteva dirsi venuta meno la condizione di professore universitario in servizio (con conseguente diritto-dovere all’esercizio delle “funzioni assistenziali”)”.

La ratio espressa fondante la pronuncia di questo Consiglio era infatti, come si è detto, quella che le funzioni assistenziali del prof. Bellinghieri sarebbero dovute permanere fino al venir meno della sua condizione di professore universitario in servizio. E l’interessato, d’altra parte, linearmente avrebbe potuto beneficiare dell’anzidetta declaratoria d’incostituzionalità, come si desume dalle circostanze che la sua posizione non era stata ancora definita, e che anche con il suo appello era stata prospettata una simile questione di legittimità. In definitiva, pertanto, il riconoscimento operato con la sentenza n. 361/2015, pur se calibrato in una delle affermazioni di tale pronuncia sulle previsioni della legge del tempo dell’originario atto amministrativo sub judice, in coerenza con i complessivi contenuti del giudicato va rapportato all’effettiva data di cessazione del rapporto di servizio intrattenuto dall’interessato con l’Università.

La ricostruzione di carriera dell’interessato dovrà dunque essere sviluppata anche oltre il 1° novembre 2012, fino alla data dell’effettiva cessazione del suo rapporto di servizio quale professore dell’Università, e di riflesso dovranno essere rideterminate le competenze di sua spettanza, con i conseguenti adeguamenti anche ai fini del trattamento di quiescenza e del T.F.R.".

C.G.A., 1 marzo 2017, n. 70

C.G.A., 24 aprile 2015, n. 361

Concorsone scuola 2016: CGA rigetta appello MIUR. Commissione ricorregga compito bocciati ingiustamente

dirittoscolasticoIl Consiglio di Giustizia amministrativa ha rigettato l'appello del Miur proposto avverso l'ordinanza del TAR Palermo con cui era stata accolta la domanda cautelare proposta dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti volta alla ricorrezione della prova scritta della ricorrente esclusa dalla prosecuzione del concorsone 2016.

Il TAR, aveva infatti accolto l'istanza cautelare ritenendo che la valutazione resa dalla Commissione avesse debordato l'ambito della discrezionalità tecnica riservatole ed aveva perciò ordinato alle Amministrazioni resistenti di ricorreggere la prova della candidata avendo cura di garantire il rispetto dell'anonimato.

Il Miur e l'Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia appellavano tale provvedimento, sostenendo che l'attività della Commissione fosse assolutamente insindacabile e che la valutazione data all'elaborato della ricorrente fosse corretta.

Il CGA invece, confermando la decisione del TAR, rigettava l'appello accogliendo la tesi dei legali Delia e Bonetti secondo cui nessun danno viene cagionato all'Amministrazione nella mera ipotesi di ricorrezione del compito della ricorrente (Tar Lazio n. 8096/16; Tar dell’Aquila n. 286/2016). Nel merito il Tar della Sicilia si era così espresso "Considerato che il ricorso presenta apprezzabili profili censura, con riferimento al giudizio espresso sugli elaborati scritti svolti dalla ricorrente – nella misura in cui la valutazione sembra debordare dall’ambito proprio di discrezionalità tecnica riservato, in via di principio, alla Commissione – sicchè si può accogliere la domanda cautelare, disponendosi a tal fine la ricorrezione di tali elaborati scritti".

In tal senso  l'Avv. Delia commenta "Non possiamo che ritenerci estremamente soddisfatti, si tratta di un provvedimento per noi molto importante, tenuto conto che, rispetto ad una giurisprudenza storicamente negativa in tale ambito,  anche il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia  condivide le nostre teorie, basate sulla possibilità di ricorreggere i compiti scritti dei candidati nei concorsi pubblici in assenza di danno all'Amministrazione e qualora venga provato che la valutazione data dalla Commissione abbia debordato il proprio ambito di  discrezionalità. Adesso ci auspichiamo che i nostri ricorrenti possano superare le ricorrezioni ed accedere alle successive prove orali".

Mobilità: il servizio prestato nelle scuole paritarie deve essere conteggiato. MIUR paga oltre 7.000 € a docente per spese legali

dirittoscolasticoSin dall'emanazione dell' ordinanza ministeriale 8 aprile 2016, n. 241, il nostro Studio aveva individuato dei possibili profili di illegittimità derivanti dalla scelta arbitraria di non valutare il servizio prestato nelle scuole paritarie ai fini della mobilità (cliccando qui puoi ancora aderire alle azioni).

Tale convinzione trova oggi, ancora una volta, conferma nella pronuncia dei Tribunali italiani; in particolare – questa volta - è il giudice di Cuneo a decretare una condanna esemplare nei confronti del Ministero e dell'intera procedura illegittima degli "algoritmi".

La ricorrente, infatti, era stata costretta a trasferirsi nella provincia piemontese, lasciando famiglia e una figlia di pochi anni, proprio perché non le erano stati conteggiati quasi 30 punti di servizio prestato in scuole paritarie.

Il Tribunale di Cuneo, quindi, ha ritenuto di condannare il MIUR "previa disapplicazione della disposizione di cui alle "note comuni" allegate al CCNI per la mobilità del personale docente A.S. 2016/17 nella parte in cui dispone che "Il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile", di valutare nella graduatoria per la mobilità a.s. 2016/17 il servizio di insegnamento svolto dalla ricorrente negli istituti scolastici paritari dall'a.s. 2005/06 all'a.s. 2014/15 nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale e per l'effetto attribuire nella predetta graduatoria per la mobilità i [...] punti corrispondenti ai fini dell'attribuzione della sede di servizio spettante in base al corretto punteggio di mobilità".

Il Ministero, pertanto, dovrà ricostruire il corretto ambito di appartenenza della ricorrente in ragione del punteggio attribuito, oltre a provvedere al pagamento di oltre 7.000 € per le spese di lite.

 

Concorso docenti 2016: ricorso per l’assegnazione interregionale tra gli idonei dei posti banditi

dirittoscolasticoCONCORSONE 2016 - RICORSO IDONEI NON VINCITORI - DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE' RICORRERE

Le prove del concorso docenti 2016 stanno giungendo al termine e, in quasi tutte le regioni, sono ormai state pubblicate le graduatorie di merito dei vincitori.

Tali graduatorie, come previsto dal novato art. 400 comma 15 del Testo Unico, a cui si rifanno i DD.MM., sono composte “da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso, maggiorati del 10 per cento”.

Ciò comporta, in un concorso di natura nazionale, che per le medesime classi di insegnamento in una regione non vi sia un numero di vincitori sufficiente a coprire i posti banditi mentre in altre regioni vi sia un ingente numero di idonei che non potrà essere destinatario di contratti. Da tale situazione nasce il rischio concreto che gli idonei al concorso non abbiano alcuna speranza di essere assunti nel triennio di validità delle graduatorie nonostante abbiano superato le prove di un duro concorso. Per questo motivo, insieme all’associazione ADIDA, avanzeremo ricorso per la tutela degli idonei al concorso esclusi dalle graduatorie di merito al fine di consentire lo “scorrimento della graduatoria” a livello interregionale per le classi di concorso in cui sono residuati posti non coperti. Pertanto se, ad esempio, nella classe di concorso A060 ci sono posti vacanti in Umbria mentre nelle Marche vi sono insegnanti idonei in esubero, questi ultimi potranno proporre ricorso per andare ad occupare tali posti “banditi” ma rimasti liberi.

CHI PUO' RICORRERE

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Consiglio di Stato: graduatorie di Medicina e Odontoiatria da rifare. Dentro in 400.

professionisanitarieIl Consiglio di Stato ha accolto l'appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti sconfessando la posizione del MIUR e del TAR e scegliendo, espressamente, la soluzione proposta dai legali dell'UDU che, proprio sulla domanda n. 16, ha patrocinato un maxi - ricorso collettivo a difesa degli studenti. Intanto presso l'Ateneo di Messina arrivano i primi due studenti immatricolati in sovrannumero grazie a decreti presidenziali emessi nella settimana precedenti.

Il MIUR aveva sterilizzato gli effetti della domanda n. 16 attribuendo a tutti i concorrenti, indistintamente, il punteggio positivo di 1,5. In una graduatoria in cui oltre il 25% degli ammessi è deciso proprio nel gap di una domanda tale scelta si è rivelata decisiva per migliaia di candidati ammessi o esclusi grazie a tale imponderabile fattore.

"Avevamo proposto", commentano Delia e Bonetti, "ricordando l'esperienza del 2013 ed il caso bonus maturità cancellato dal Governo nel giorno delle prove di esame, che in casi come questo l'unica soluzione utile per tutelare la par condicio dei concorrenti sarebbe stata quella di redigere una graduatoria virtuale, parallela rispetto a quella ordinaria, ove rintracciare, in concreto, tutti i soggetti realmente danneggiati".

Il Consiglio di Stato ha accolto questa tesi. Si tratta del primo accoglimento nazionale (dopo quelli ottenuti sempre dall'UDU in sede monocratica e nonostante le non corrette notizie circolate nei precedenti giorni su queste vicende da parte di altri studi legali) grazie al quale, il MIUR viene investito dell'onere di "riesaminare la posizione di coloro che abbiano proposto tempestivo ricorso, ordinario o straordinario, avente ad oggetto il medesimo quesito 16, onde evitare la proliferazione di ricorsi seriali".

Secondo il Consiglio di Stato la decisione del MIUR è stata errata: senza se e senza ma: "il Ministero, piuttosto che assegnare il medesimo punteggio a tutte le risposte (e quindi anche a quelle palesemente errate), in aderenza alle previsioni del bando avrebbe dovuto attribuire ‘1,5’ punti alla sola risposta verificata esatta (ancorché differente da quella erroneamente identificata, inizialmente, come corretta dalla stessa Amministrazione), ‘0’ punti alla risposta non data (è il caso dell’odierno ricorrente) e ‘- 0,4’ punti alla risposta errata, in quanto solo tale soluzione è coerente con il principio della par condicio dei concorrenti". Il MIUR, a questo punto, "al fine di individuare la posizione in graduatoria spettante all’odierno ricorrente in applicazione di tale metodo, all’Amministrazione deve essere ordinato di riformulare virtualmente le graduatorie d’interesse". Con questa procedura sono circa 400 studenti in tutta Italia potranno essere ammessi al corso di Medicina.

Si tratta di un secondo ordine proveniente dai Giudici Amministrativi nei confronti di Viale Trastevere, nel mese di febbraio 2017 riguardante i discussi test di Medicina e Odontoiatria.

Il 2 febbraio 2017, infatti, era intervenuta la Sezione III bis del TAR LAZIO che, con riguardo al test dell'anno passato (a.a. 2015/16), aveva ordinato al MIUR di "procedere allo scorrimento della graduatoria definitiva di cui trattasi seguendo l’ordine della medesima e sulla base dei punteggi conseguiti da parte dei singoli candidati e, quindi, attribuire i posti che effettivamente siano rimasti scoperti - tenendo conto sia delle sedi disponibili che delle relative preferenze espresse nella domanda di partecipazione - avuto esclusivo riguardo nella predetta operazione di scorrimento - quanto alle posizioni da scorrere - ai candidati che abbiano presentato ricorso avverso il D.M. n. 50/2016 e abbiano conseguito in sede giurisdizionale un provvedimento favorevole in sede cautelare o di merito".

Anche in tal caso il Consiglio di Stato ha limitato ai soli ricorrenti gli effetti positivi di tale azione chiarendo "di rimettere all’Amministrazione la valutazione di riesaminare la posizione di coloro che abbiano proposto tempestivo ricorso, ordinario o straordinario, avente ad oggetto il medesimo quesito 16, onde evitare la proliferazione di ricorsi seriali".
Entrambi i provvedimenti, dunque, al fine di evitare ulteriore contenzioso che il MIUR farebbe bene ad evitare, dovranno considerare solo i ricorrenti.

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