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MEDICINA GENERALE (MMG): APERTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE AL RICORSO

dirittosanitarioCarissimi,
come sapete, siamo stati in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta,
per primi siamo riusciti a vincere.

Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l'illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.

Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..

Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti.

Sempre su Medicina Generale, il T.A.R. Lazio ha annullato il D.M. Salute 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione ai laureati in Medicina non ancora abilitati e ha consentito, grazie alla nostra azione, ai giovani medici di partecipare alle prove di ammissione. Dunque, tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova.

Abbiamo appurato che vi sono state numerose segnalazioni di irregolarità ragion per cui abbiamo già effettuato istanza d'accesso per riscontrarne la fondatezza.

In Campania è già aperto un ricorso collettivo al costo di € 500 di adesione mentre per le altre Regioni allo stesso prezzo potrà aderirsi ad azioni collettive e/o individuali che, però, dovremmo poi valutare all'esito dell'accesso agli atti.

Ciò vuol dire che se, successivamente a tale fase, non riscontreremo elementi utili per agire, la quota verrà restituita.

Anche quest'anno vi sono diverse domande dubbie su cui si può fondare l'azione. Una è già stata individuata.
Chi è fuori per una domanda, quindi, può agire individualmente.

                                                                        CHI PUO' AGIRE

TUTTI I CONCORRENTI CON PUNTEGGI SUPERIORI A 60. Pur se in passato anche i soggetti sotto tale soglia sono stati ammessi per voi la posizione da difendere è più complessa potendo agire solo collettivamente.

                                                                       COME AGIRE

COMPILANDO LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA E SEGUENDO LE ISTRUZIONI IVI CONTENUTE.
Per chi vuole avere un appuntamento può chiamare i numeri fissi di Messina o alla linea dedicata ed esclusiva 3898538944.

Per chi invece ha già deciso di agire può seguire la modulistica allegata.
L'acconto di adesione è pari a € 500,00 e va inviato unitamente alla documentazione richiesta.
LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE VA SEMPRE ANTICIPATA A MEZZO MAIL SCANSIONATA.

SCADENZE DI ADESIONE (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE - LA DOCUMENTAZIONE VA SEMPRE ANTICIPATA VIA MAIL SCANSIONATA) 15/12

PER OGNI DUBBIO PUOI COMPILARE IL FORM E CHIEDERCI COSA FARE
                                 

OPPURE

                       SCARICA DIRETTAMENTE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

PERSONALE EDUCATIVO: IL CDS RIFORMA IL PROVVEDIMENTO DEL T.A.R. E RICONOSCE ABILITANTE E VALIDO PER IL PASSAGGIO IN RUOLO NELLA PRIMARIA IL CONCORSO DEL 2000

dirittoscolasticoRoma, 9 novembre 2017 (Ufficio stampa Gilda Insegnanti). Il personale educativo che presta servizio nei convitti ha diritto a partecipare alle operazioni di mobilità per il passaggio in ruolo nella scuola primaria. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che, con il decreto cautelare n. 4759/2017, ha accolto il ricorso presentato in appello dalla Gilda degli Insegnanti attraverso gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia riguardante il personale educativo abilitato con il concorso ordinario del 2000.Nel 2000 i ricorrenti avevano partecipato e superato il concorso ordinario, "lo stesso, per modalità e oggetto della selezione, di quello svolto contemporaneamente ma abilitante all´insegnamento nella primaria", spiegano gli avvocati Bonetti e Delia. "Considerata l´affinità strutturale e concettuale dei due concorsi - proseguono i legali della Gilda - abbiamo ritenuto illegittima la decisione del Miur di escludere il personale educativo dalle procedure di mobilità".

L´accoglimento con riserva da parte del Consiglio di Stato, che ammette i ricorrenti a partecipare alle procedura di mobilità, riforma la precedente ordinanza del Tar del Lazio che si era espressa in maniera contraria al ricorso.Tanta la soddisfazione degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia che, in collaborazione con la Gilda degli insegnanti, da anni si battono per la difesa dei diritti degli insegnanti e del personale educativo.

 

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Sole 24 ore

IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA IL VALORE ABILITANTE DEL DOTTORATO DI RICERCA: VIA LIBERA ALLE PROVE SUPPLETIVE PER IL TFA SOSTEGNO

dirittoscolasticoIl Consiglio di Stato ha accolto l’appello proposto dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti inerente l’illegittimità del D.M. 948/2016 in forza del quale veniva impedito ai dottori di ricerca di poter prendere parte alle prove selettive per l’accesso ai percorsi formativi per assumere la qualifica di insegnante di sostengo e poter insegnare nelle scuole.

Secondo gli Avv.ti Delia e Bonetti, tale scelta ministeriale è del tutto illegittima giacchè non v’è alcuna ragione per cui, dopo avere utilizzato i dottorati per anni sui posti di sostegno - cosa che ha permesso di acquisire specifiche competenze “sul campo” - essi possono aspirare a formalizzare la loro professionalità, essendo precluso l’accesso ai corsi che il Ministero ha previsto per ottenere la qualifica di insegnante di sostegno.

Invero, prima dell’adozione del D.M. 948/2016, il Miur, con nota prot. n. 19030 del 21 novembre 2008, aveva previsto che “l'utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati”. Gli insegnanti privi di specializzazione al sostegno ed abilitazione all’insegnamento, quindi, per espressa previsione di legge, possono comunque aspirare alle supplenze sul sostegno in mancanza di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati.

            Così numerosi docenti precari (anche della terza fascia d’istituto, come parte appellante), prestano il loro servizio presso le scuole di ogni ordine e grado proprio in qualità di insegnanti di sostegno. Si tratta di un numero talmente importante che alcuni USP stanno organizzando corsi professionali di formazione regionale per dar un minimo di nozioni a tali soggetti.

            Nonostante ciò, come anticipato, il D.M.1 dicembre 2016, n. 948 preclude l’ammissione ai corsi a tutti i docenti precari di terza fascia che, anche per un decennio, hanno “sostenuto” centinaia di studenti in condizioni di handicap, ivi compresi gli insegnanti che hanno conseguito un dottorato di ricerca. In altre parole il “dottorato di ricerca” – massimo titolo di istruzione previsto nel sistema italiano – non sarebbe qualificabile quale titolo neanche utile per l’ammissione ad un corso di formazione ulteriore.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha ribaltato l’esito del T.A.R. ritenendo illegittime le disposizioni del MIUR che impedivano ai docenti in possesso del dottorato di ricerca, di prendere parte al tirocinio formativo abilitante, ammettendoli alla frequenza e garantendo loro la possibilità di formarsi e di aspirare all’ottenimento del tanto auspicato “incarico di ruolo”.

Tale percorso di formazione, peraltro, è stata già attenzionata anche dall’Europa cui l’Associazione La Voce dei Giusti, da sempre difesa dai Bonetti & Delia si era rivolta. Il Comitato sociale europeo, in particolare, ha dichiarato l’illegittimità di tali percorsi nella parte in cui risulta precluso l’accesso ai non abilitati. Tale organo, nello specifico, ha ritenuto che il percorso di specializzazione di cui si discute, così come attualmente impostato, dà vita ad “una violazione dell'articolo E, congiuntamente all'articolo 10§3 a) e b) della Carta per il fatto che vi è una situazione di discriminazione indiretta in materia di accesso alla formazione specialistica per l'insegnamento di sostegno nei confronti degli insegnanti delle graduatorie di terza fascia” (Commissione Europea dei Diritti Sociali, DECISIONE RIGUARDANTE LA FONDATEZZA 18 ottobre 2016, pubblicata stante la mancata risposta del Governo il 15 marzo 2017, Associazione sindacale “La Voce dei Giusti” contro l’Italia, Ricorso n° 105/2014).

Scuole specializzazione in Medicina: illegittimo negare il nulla osta ai trasferimenti.

dirittosanitarioAd agosto l'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica aveva proposto di escludere 135 scuole di specializzazione su 1.433 perché non in grado di formare al meglio. Dopo le polemiche, un nuovo controllo e alcuni adempimenti delle Università, la lista è un po' cambiata a settembre 2017 in prossimità del bando. Delle 135 scuole, inizialmente, bocciate 13 sono rientrate con accreditamento provvisorio (Catanzaro-Microbiologia e virologia; Ferrara-Chirurgia vascolare; Ferrara-Medicina dello sport; Firenze-Audiologia e foniatria; Modena-Malattie dell'apparato digerente; Parma-Oftalmologia; Parma-Dermatologia; Pavia-Chirurgia vascolare; Pisa-Medicina dello Sport; Pisa-Audiologia; Pisa-Malattie infettive; Pisa-Medicina del Lavoro; Campus Biomedico-Ginecologia e Ostetricia) mentre 4 sono state ritenute non valutabili (Cattolica-Chirurgia maxillo facciale; Foggia-Malattie dell'apparato digerente; Genova-Medicina dello Sport; Napoli-Federico II-Reumatologia). Ben 10 le scuole considerate non adegute (tra cui Messina-Chirurgia maxillo facciale; Pavia-Chirurgia pediatrica; Pavia-Scienze dell'alimentazione; San Raffaele-Chirurgia vascolare; Messina-Ematologia; Insubria Varese-Medicina legale; Insubria Varese- Neuropsichiatria infantile; Humanitas-Neurochirurgia; Campus Biomedico-Oftalmologia; Chieti-Otorinolaringoiatria).

Secondo quanto oggi confermato da Repubblica.it, una scuola di specializzazione su dieci che in Sicilia prepara i neo-camici bianchi alla professione non ha i requisiti di qualità, e più della metà (55 su 103) ha lacune da colmare. Il record a Messina, che con nove scuole "bocciate" e venti ammesse con "debito" ha la maglia nera in Italia con Foggia e Bari. 

Abbiamo ricevuto mandato da alcuni gruppi di specializzandi che frequentano queste scuole e che, non potendo prendere atto di tali rilievi dell'Osservatorio e del Ministero, ci hanno chiesto se esistano margini per azioni giudiziali risarcitorie e, sin da subito, al fine di limitare i danni, trasferire il proprio percorso verso scuole conformi a legge.

Il Ministero ha confermato che gli Atenei hanno l'obbligo di concedere i nulla osta, ma in tanti stanno resistendo anche adducendo di aver agito in giudizio (quel tanto odiato T.A.R. a cui ora anche loro chiedono giustizia) avverso la decisione del MIUR.

Stante la scadenza dei termini per agire e le vostre numerose richieste, Vi invitiamo a contattarci tempestivamente giacchè l'azione va iniziata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando avete ricevuto il diniego al nulla osta.

Inoltre, anche ai fini risarcitori, consigliamo a tutti gli interessati, di formalizzare il proprio interesse al trasferimento giacchè tale scelta potrebbe incidere, ai sensi dell'art. 1227 c.c. in un ipotetico contenzioso futuro.

Per info scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

MOBILITA’: la diversa valutazione dell’anzianità di servizio pre-ruolo sul posto di sostegno rispetto al dopo immissione in ruolo è giustificata da criteri di ordine sociale

"Il diverso rilievo riconosciuto al servizio prestato anteriordirittoscolasticomente alla immissione in ruolo ai fini della mobilità appare giustificato dalla specificità delle mansioni svolte dal docente di sostegno i cui compiti [...] devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell'azione educativa". Con queste parole il Giudice del Lavoro di Tivoli, accogliendo la tesi dei legali Delia e Bonetti, si è pronunciato sul merito di un mancato trasferimento richiesto nell'ambito di una procedura di mobilità professionale interprovinciale per l'a.s 2017- 2018 da parte di una docente che asseriva di aver maturato il requisito del vincolo di permanenza quinquennale durante il servizio pre-ruolo.

Per il Tribunale, che ha aderito alla difesa del controinteressato affidata agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, l'obbligo di permanenza quinquennale nella tipologia di posto in cui si è assunta la titolarità, di cui all'art. 127 comma 2 del D.lgs 297/1994, che di fatto permette ai docenti che ancora non abbiano raggiunto tale "anzianità" unicamente di richiedere il trasferimento, il passaggio di cattedra e il passaggio di ruolo nell'ambito dei posti di sostegno, è volto a garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità.

Infatti "è chiaro, che la possibilità di strutturare percorsi educativi e programmi personalizzati per gli studenti bisognosi di sostegno per le difficoltà di apprendimento determinate da handicap risulta tanto più efficacemente garantita quanto più si assicuri la continuità didattica del medesimo insegnante [...] essendo evidente che la natura determinata del contratto stipulato durante il pre-ruolo non può che incidere negativamente sulla programmazione didattica, essendo certa la cessazione del rapporto con il docente alla scadenza dell'anno scolastico e non essendovi garanzia alcuna di riassunzione del medesimo docente sullo stesso posto di sostegno".

Così come recita la Costituzione, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono la piena ed effettiva eguaglianza sostanziale dei cittadini, il vincolo di permanenza quinquennale rappresenta un giusto bilanciamento tra interessi in gioco anche tenendo conto dell'esigenza di mobilità del docente. Innanzi a tali beni che, spesso, abbiamo tutelato separatamente, stavolta abbiamo ritenuto prevalente quella dei discenti con necessità di sostegno, puntando proprio sulla correttezza della normativa nazionale sul tema.

Il Tribunale di Tivoli ha interpretato, come da noi suggerito, in chiave costituzionalmente orientata la norma nazionale alla luce della giurisprudenza eurounitaria: è la stessa CGUE ad essere richiamata dall'organo giudicante ed a precisare che la disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato deve essere giustificata da ragioni oggettive, dall'esistenza di elementi concreti e precisi che contraddistinguono il lavoro in questione come, nel caso del sostegno, il particolare contesto in cui la stessa si colloca.