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Concorsone Scuola: TAR Palermo agli specializzandi sostegno ammessi alla prove il punteggio del titolo va totalmente riconosciuto


dirittoscolastico“Ritenuto che, il ricorso appare assistito da sufficiente fumus boni iuris” e dunque “ che vada accolta l’istanza cautelare proposta ai fini dell’ammissione della ricorrente in graduatoria”, il Tar Palermo ha accolto il ricorso proposto da una docente assistita dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti, disponendo l’attribuzione piena dei 5 punti per il titolo sul sostegno frattanto ottenuto.

Nello specifico, la docente, inizialmente carente dei requisiti di partecipazione, giacché il bando prevedeva il possesso del titolo di specializzazione sul sostegno sin dalla presentazione della domanda, era stata ammessa a partecipare alle prove suppletive del c.d “concorsone” in virtù dell’accoglimento di un altro ricorso incardinato al Tar Lazio e parimenti patrocinato dallo studio Delia Bonetti.

Invero, pur non avendo concluso tale percorso di specializzazione nel momento della presentazione della domanda di partecipazione, la ricorrente aveva comunque frequentato il corso, mancava solo la prova finale, e ciò per questioni di tipo logistico rimesse esclusivamente alla discrezionalità dell’Ateneo presso cui la docente seguiva i suddetti corsi, ragion per cui per il Tar Lazio, escluderla dalle prove, solo per una scarsa capacità organizzativa dell’Ateneo in questione, avrebbe comportato per la stessa un forte pregiudizio, nonché una disparità di trattamento manifestamente illogica.

Tuttavia, all’atto della pubblicazione della graduatoria, la docente si è vista attribuire un punteggio comunque inferiore rispetto al computo totale dei titoli considerando anche quello della specializzazione sul sostegno, in quanto l’Amministrazione, eludendo il provvedimento cautelare che per il sol fatto di permettere la partecipazione alle prove suppletive, eliminava la carenza del requisito di ammissione iniziale- ottenuto in ogni caso aliunde- non ha tenunto conto del titolo acquisito in itinere.

Confermando le censure proposte, in virtù delle quali non esisterebbe una natura ambivalente di un titolo, valido solo per la mera partecipazione e noi già ai fini del computo del titolo, i giudici di Palermo hanno disposto il riesame del punteggio erroneamente attribuito alla ricorrente.

Assistenti giudiziari: partita la diffida. Ministero sottoponga la scelta delle nuove sedi con priorità ai soggetti già in servizio.

dirittoamministrativoE' partita, in data 10 marzo, la diffida rivolta al Ministero della Giustizia con la quale - nell'interesse dei soggetti idonei e vincitori nella graduatoria del concorso per assistenti giudiziari che, dopo l’espletamento delle prove, si sono collocati tra la posizione n. 1 e la posizione 1400 - si è chiesto di poter scegliere tra le nuove sedi messe a disposizione.

Il Ministero avrà 30 giorni per rispondere alla diffida e consegnare la documentazione richiesta. Dopo tale termine potrà partire l'azione facendo valere l'erroneità dell'istruttoria posta a fondamento delle sedi individuate in prima battuta a favore di idonei e vincitori entro la posizione n. 1400.

L’aspetto da cui deriva l'illegittimità di tale decreto, non è dato dalla circostanza per cui altri soggetti idonei del concorso in parola verranno assunti, quanto invece dal fatto che tutti i soggetti già firmatari di contratto sono stati convocati nei mesi di gennaio e febbraio 2018 ed hanno potuto scegliere, sulla base della propria posizione in graduatoria, sedi potenzialmente non ambite quando, oggi, per i nuovi idonei in posizione deteriore in graduatoria vi saranno altre (e forse migliori) possibilità.

E ciò nonostante sin dalla Legge finanziaria di dicembre 2018 era stato deciso l'ampliamento ed era dunque possibile dar vita ad un'istruttoria adeguata sulle sedi disponibili.

In caso di mancato riscontro alla nostra diffida da parte del Ministero, l’azione (anche avverso il silenzio) giudiziale si proporrà rappresentando l’illegittima attività ministeriale derivante dalla mancata istruttoria e dalla violazione del principio di trasparenza in ordine a tale concorso.

Dopo la diffida l’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio o, l’ eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica.

La seconda tranche di adesione chiuderà il 31 marzo 2018.

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Borse studio agli specializzandi ante 1982: la Corte d’appello di Messina rigetta l’appello della Presidenza del Consiglio.

dirittosanitarioLa Corte d'appello di Messina, confermando l’orientamento già espresso in sede cautelare e applicando i principi sovranazionali espressi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha rigettato l’appello della Presidenza del Consiglio condannandolo a pagare circa 30.000 euro ad ognuno degli specializzandi difesi dall'Avvocato Santi Delia. Per effetto della pronuncia, lo Stato è condannato a pagare anni di ingiustificata inerzia per il mancato recepimento della direttiva comunitaria che sancisce l’obbligo di remunerazione adeguata per la formazione specialistica medica.

Si torna quindi a parlare di specializzazione medica e dell’azione patrocinata dall’Avvocato Santi Delia relativa alla frequenza delle scuole di specializzazione tra il 1978 e il 1982 e tra il 1983 ed il 1991, che ha visto centinaia di medici specializzandi privati in modo illegittimo dei diritti loro spettanti in base a quanto disposto dalla direttiva 93/16 CEE recepita e attuata tardivamente nell’ordinamento italiano.

La Corte d'appello conferma la prima storica sentenza del Tribunale di Messina, dopo la decisione della Cassazione e della Corte di Giustizia, sugli ormai ex specializzandi che hanno svolto il periodo di formazione prima del 1982.

Il Tribunale di Messina aveva, lo scorso anno, riaperto le porte ai ricorsi per gli ex specializzandi in medicina, per ottenere i risarcimenti.

Già la Cassazione, seguendo la tesi patrocinata dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, aveva con sentenza del maggio 2015 affermato che “Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l'assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio - funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore - dell'applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte d’Appello si pone nel solco di questa innovativa giurisprudenza, accogliendo pienamente i principi espressi dalla Corte di Giustizia, e richiamando quest’ultima ha precisato che "la limitazione dell’applicabilità delle direttive ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 31 dicembre 1982 non solo non trova riscontro nel disposto delle direttive CEE 16 giugno 1975 n. 75/363 e 26 gennaio 1982 n. 82/76, ma è indirettamente smentita dall'art. 14 di quest'ultima direttiva – secondo cui "le formazione a tempo ridotto di medici specialisti iniziate prima del gennaio 1983, in applicazione dell'articolo 3 della direttiva 75/363/CEE, possono essere completate conformemente a tale articolo" – e, comunque, si pone in contrasto con il criterio della la cd. applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria comportante la previsione della possibilità di risarcire tutti coloro che avevano subito un danno, indicato dalla CGUE come rimedio alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva attuazione della direttiva".

La decisione della Corte d'Appello segue quindi in modo deciso la tesi da noi argomentata, sulla scorta della giurisprudenza della Suprema Corte italiana e delle pronunce della Corte sovranazionale.

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Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

La Sicilia

Firenzepost

ASN: il Tar accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

dirittoscolasticoA pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto tributario” di una ricercatrice a tempo determinato dell’Università di Messina.

È noto ai più infatti, lo scandalo che ha investito il sistema di reclutamento dei docenti, in particolare con riferimento alla classe di concorso di Diritto Tributario. Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata, sull’asserita carenza di “originalità” delle pubblicazioni presentate. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale, sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

Il numero chiuso si sgretola. La svolta della carriera pregressa per saltare il test

dirittoallostudioLa decisione: il test non vale più del percorso di studi in materie affini. I giudici amministrativi del Lazio, de L'Aquila e del Molise richiamando la decisione in tema di trasferimenti dall’estero della Plenaria, con argomenti assai innovativi e di grande spessore, ha apertamente sfatato il dogma del test di ammissione ritenendolo di minor valore rispetto ai risultati ottenuti dagli studenti nel loro percorso di studi affini rispetto a Medicina ed alle materie ivi superate.

Secondo “la più recente giurisprudenza formatasi a partire da Cons. Stato, Ad. Plen., n. 1 del 2015, la limitazione al previo superamento dei test preselettivi per i corsi di laurea a numero chiuso è legittima solo con riferimento all'accesso al primo anno del corso di studi e non invece per quanto riguarda le richieste di trasferimento ad anni successivi al primo. In tali casi, infatti, il principio regolante l'iscrizione è unicamente quello del riconoscimento dei crediti formativi ed è sottoposto all'indefettibile limite di posti disponibili per il trasferimento, da stabilirsi in via preventiva per ogni anno accademico e per ciascun anno di corso dalle singole Università sulla base del dato concernente la concreta potenzialità formativa di ciascuna, alla stregua del numero dei posti rimasti per ciascun anno scoperti rispetto al numero massimo di strumenti immatricolabili per ciascuno di quegli anni ad esse assegnato (così T.A.R. Roma, (Lazio), sez. III, 23/02/2016, n. 2468; nello stesso senso TAR Milano, III, 25 maggio 2016, n. 1441; idem 18 settembre 2017, n. 1823; Cons. Stato, VI, 4 giugno 2015 n. 2746)”.

La teoria, assolutamente innovativa, prende le mosse da alcune decisioni del T.A.R. Lazio (del 2012 e 2013), sempre su ricorsi patrocinati dall’Avvocato Santi Delia e Michele Bonetti, che avevano consentito l’ammissione a Medicina senza la necessità di sottoporsi al test per chi aveva già una laurea in Odontoiatria o viceversa.

Il giudice amministrativo, tuttavia, non era mai giunto ad elaborare ed affinare la teoria della Plenaria anche per laureati o soggetti frequentati corsi di laurea affini (farmacia, biologia, biotecnologie)

Decisivi, evidentemente, i principi che dapprima il C.G.A. e poi la Plenaria avevano consacrato nell’ambito dei trasferimenti dall’estero. Non si vede, infatti, perchè negare la bontà di un percorso nazionale in materie affini che l’Ateneo valuterà se riconoscere come utili a frequentare anni successive al primo ritenedolo possibile solo se si proviene dall’estero.

Secondo il C.G.A. non essendo in gioco il “primo accoglimento” nel sistema universitario (cioè l’immatricolazione per la prima volta, con conseguente riferimento ai requisiti di cultura pre-universitaria), bensì l’<iscrizione> ad anni successivi al primo (con la ragionevole valutazione non più della loro cultura generale o della loro specifica predisposizione agli studi in medicina, ma della loro attività formative pregressa presso l’ateneo a quo e della qualità e quantità del loro numero di crediti riconoscibili), “è priva di ragionevole giustificazione la pretesa dell’amministrazione di sottoporre alla prova di ingresso anche studenti che chiedano l’iscrizione ad anni successivi al primo, in quanto conoscenze ed attitudini, al cui accertamento le prove di ingresso sono preordinate, possono essere ben più concretamente verificate con l’analisi del curriculum al fine di valutare ed eventualmente convalidare gli esami già sostenuti presso l’altro Ateneo, individuando in tal caso l'anno al quale l’interessato può essere iscritto. Il controllo sul percorso formativo consente infatti un accertamento ben più significativo di cultura e “predisposizione” rispetto a quello che può scaturire dall’esito di prove attitudinali e di cultura generale: se all’esito di tale processo di convalida si determina l’iscrizione ad anno successive al primo deve ritenersi dimostrato un pregresso percorso formativo implicante il possesso di quelle conoscenze ed attitudini che la prova di ammissione, decisamente in minor grado, è preordinata ad accertare”.

Ciò che viene in considerazione non è più dunque la loro “predisposizione” in astratto agli studi (quale accertata dal test d’ingresso), ma la “qualità” in concreto degli studi seguiti.

Nessuna elusione del sistema da parte dei nostri studenti.

Mutuando le parole del C.G.A. circa gli studi all’estero anche qui possiamo affermare che “l’iscrizione (in tesi più “facile”) ad una corso di [laurea affine] non assicura in alcuna misura il conseguimento di un risultato “elusivo”. Lo studente potrà conseguire infatti la sua aspirazione unicamente attraverso una valutazione in concreto e di merito (non diversa da quelle cui sono esposti gli studenti italiani che manifestino identica aspirazione al trasferimento). Di essa competenza (e responsabilità) sono interamente a carico dell’università di accoglienza (che deve esprimersi liberamente, ancorché motivatamente, sulla base di una considerazione in concreto della quantità e qualità degli studi pregressi).

Nonostante sin dal mese di gennaio 2018 siano arrivate queste importanti affermazioni è bene restare cauti stante la delicatezza degli interessi coinvolti e la necessità che l'Atneeo provveda, comunque, ad una verifica della carriera.

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