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Tfa sostegno, Consiglio di Stato: la natura di alta specializzazione del TFA è comunque garantita dall’ammissione degli idonei in altre sedi a copertura di tutti i posti rimasti disponibili.

dirittoscolasticoI posti rimasti vacanti nei corsi TFA di tutte le università italiane possono essere tutti ricoperti dai candidati risultati idonei presso altri Atenei diversi da quello in cui tali posti sono risultati liberi, Secondo il Consiglio di Stato, dunque, se, ad esempio, a Bergamo sono rimasti 10 posti vacanti questi ben possono essere occupati da 10 idonei presso l’Ateneo di Roma ove, al contrario dell’Università lombarda la selezione aveva visto rimasti esclusi dalla partecipazione al corso soggetti, comunque, idonei.

Ed infatti i Giudici di Palazzo Spada hanno che se “è pur vera la natura di alta specializzazione del TFA per i posti inerenti alla formazione sul sostegno, in relazione ai valori sociali e costituzionali implicati nell’attività scolastica di sostegno”, “nondimeno che di per sé solo tal argomento non appare dirimente a fondare, in assenza di un giudizio di merito negativo nei riguardi degli odierni appellanti, la ragionevolezza della clausola di non integrazione, con altri candidati, dei posti rimasti disponibili”.

Questo è l’ultimo principio espresso dal Consiglio di Stato con l’ordinanza del 18 dicembre 2017 in un giudizio patrocinato dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti e per mezzo del quale è stata accolta l’istanza cautelare dei ricorrenti – soggetti risultati idonei nelle prove effettuate in un determinato Ateneo - che chiedevano di essere ammessi a frequentare il corso TFA presso Atenei diversi in cui risultavano ancora posti vacanti.

Tale provvedimento chiarisce come la natura del corso TFA, volta alla specializzazione dei docenti nell’ambito del sostegno, sia strettamente legata a principi di natura costituzionale che, in questo caso possono essere realizzati consentendo, come nel caso che ci occupa, la frequenza ai corsi ai docenti che ne abbiano interesse.

“Nella specie” commentano Delia e Bonetti “i nostri ricorrenti, che hanno svolto il test in un ateneo di Roma, e pur di migliorare la propria preparazione professionale, hanno deciso di seguire il corso in Atenei anche molto distanti dal proprio domicilio, come quello di Lecce e Bergamo. Si tratta di un sacrificio ripagato dal provvedimento positivo del Consiglio di Stato, che, oggi, mette il definitivo sigillo ai tanti successi ottenuti nell’ambito del contenzioso sull’accesso ai corsi TFA”.  

TRASFERIMENTO DALL'ESTERO, INTERFACOLTÀ E DI SEDE: NUOVO ACCOGLIMENTO DEL TAR PER IL LAZIO.

dirittoallostudioProsegue la nostra battaglia avverso un fenomeno che concerne quarantaquattromila studenti costretti a trasferirsi fuori dall'Italia per poter studiare.

È di poche ore, infatti, l'emanazione del provvedimento cautelare con cui il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha riconosciuto il diritto di una nostra ricorrente al trasferimento in Italia.

Nella specie, trattavasi di una studentessa iscritta nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di un'Università estera che, seguendo alla lettera la procedura amministrativa, chiedeva il trasferimento al V anno dell'Ateneo Capitolino de "La Sapienza".

Il Giudice Amministrativo proclama l'illegittimità del diniego impugnato ed impone al Polo resistente, previa verifica del possesso dei titoli in capo all'interessata, l'inserimento in graduatoria della ricorrente.

In questo modo, si accetta il trasferimento da Medicina in inglese di un'Università estera a Medicina in lingua italiana di un Ateneo nazionale.

Ancora una volta, il nostro studio legale ottiene una pronuncia che riconosce il valore del principio della libera circolazione degli studenti, così consentendo il trasferimento degli studenti italiani che, a causa del numero chiuso, sono costretti a fuggire in città estere.

Dottorato e abilitazione: CDS ribalta TAR. Si alla GAE. Anche il Parlamento Europeo dichiara ricevibile la nostra petizione.

IMG 4254Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l'immediata iscrizione in G.A.E. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti "concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati".

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica sul tema "rammentate le pronunce cautelari della Sezione sulla questione della possibile equipollenza tra dottorato di ricerca e abilitazione (nel senso della non manifesta infondatezza della questione, e per l’accoglimento delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 4904/2016, 5450/2016, 1593/2017, 1594/2017, 1937/2017; nel senso invece della non equipollenza, e della diversità ontologica tra percorsi di abilitazione e dottorato di ricerca, con conseguente rigetto delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 5144, 5145, 5153 e 5163 del 2017)", ha preferito dar seguito alla prima, ordinando, nelle more del merito, l'ammissione in GAE dei ricorrenti.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all'abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell'ambito dell'ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell'ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l'interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

La novità Europea. Con una nota datata 12 dicembre 2017 e recapitataci oggi, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest'esame (che è largamente il più ostico ed all'esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all'esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato.

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Tecnica della Scuola

Oggi Scuola

 

Specializzazioni mediche: il ricorso per i non ammessi

dirittosanitarioIl concorso per l'accesso alle specializzazioni mediche celebrato il 28 novembre 2017 presenta plurime criticità su cui verranno avanzate azioni giudiziali specifiche e calibrate rispetto alla posizione del singolo candidato.

RICORSO COLLETTIVO "C". Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre la posizione n. 6676 verrà proposto contestando:

- la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un'unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo.

Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).

- la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.

- l'accesso alla rete, come dimostrano i picchi di ricerca sul web durante la prova, che più di un dubbio impongono sulla veridicità dei verbali.

RICORSO INDIVIDUALE "A". Accanto a tale azione collettiva vi sarà un'altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l'ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all'eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all'ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l'ha prescelta in tale triplice indicazione.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso "C".

RICORSO INDIVIDUALE "B". Infine vi sarà un'altra azione (RICORSO "B") di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all'ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l'errorenità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l'attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall'ultimo ammesso. Su questo, sin dal 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso "C" e se ve ne sono i presupposti del tipo "A".

Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.

Puoi aderire direttamente andando alla sezione riservata del sito o SCARICANDO LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

CONSIGLIO DI STATO: IL DIPLOMA MAGISTRALE NON VALE MENO DI SFP. ANNULLATO IL DECRETO MINISTERIALE SUI PUNTEGGI DELLE GI.

dirittoscolasticoIL GIORNO DOPO LA PLENARIA SI PRONUNCIA LA SEZIONE CONSULTIVA DEL CONSIGLIO DI STATO VALORIZZANDO IL VALORE DEL DIPLOMA MAGISTRALE.

E' la vittoria della Legge sui pregiudizi. La fine della storiella e delle chiacchere da bar, sul dato positivo e sulle norme.

Il Consiglio di Stato, in sede consultiva, accoglie il ricorso straordinario proposto dagli Avvocati Edmondo Dibitonto, Michele Bonetti e Santi Delia a favore di un docente precario storico della scuola e che grazie ad altra azione giudiziale degli stessi legali aveva ottenuto, solo nel 2015, l'agognato posto di ruolo grazie al diploma magistrale. Dopo il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale all'esito del ricorso straordinario del 2011, al fianco di 220 diploma magistrale, il MIUR, con il DM 308 del 2014 aveva modificato il sistema di valutazione dei titoli abilitanti proprio per far posto, tra essi, al riconosciuto diploma magistrale. Per quanto riassunto dal Consiglio di Stato, i legali hanno contestato la scelta di attribuire valenza asseritamente “perequativa” ad un bonus di punteggio a favore dei laureati in Scienze della formazione primaria, "quasi a rispondere alla non chiarita esigenza di ricreare diversi livelli di valore tra tipologie di titolo di studio, a prescindere dal fatto che l’uno (il diploma magistrale), benché evidentemente inferiore, fino ad una certa data era necessario, ma anche sufficiente per accedere all’insegnamento".

Al riguardo, si legge nel parere, "il Ministero enfatizza la bontà sostanziale delle scelte effettuate, ritenendo le stesse rispondenti ad un più elevato interesse al miglioramento della qualità della docenza, al fine di assicurare “piena efficacia al principio di corretta valutazione dei titoli culturali e professionali dei soggetti che, stante la nuova disciplina di acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, formano, a seguito della costituzione delle graduatorie ai sensi del decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 maggio 2014 n. 353 e formeranno, ad ogni aggiornamento, la platea degli aspiranti abilitati inclusi nella II fascia e gli aspiranti inclusi nella III fascia delle graduatorie di istituto”. In questo modo, tuttavia, avevano rilevato i legali si dimentica che il compito del Ministero non è quello di modificare la Legge ma di rispettarla. Si veniva a materializzare, dunque, l'ennesia beffa in capo ai diplomati magistrale giacchè pur se il loro titolo dichiarato “equivalente” rispetto ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, consentendogli di permanere nella stessa fascia, è di fatto sminuito nell'attribuzione del punteggio, il quale non sarà neanche uguale a quello precedentemente raggiunto nelle graduatorie di III fascia e svalutato tanto da far risultare quasi inutile avere maturato, ai fini della posizione in graduatoria, il punteggio derivante dal servizio pluriennale.

Ed il Consiglio di Stato, che, quella Legge è chiamato a far rispettare concorda con tale difesa. La Sezione, si legge, evidenzia che così facendo il MIUR ha agito "confondendo l’obiettivo, con lo strumento per conseguirlo, fin[endo] per avocare ad una fonte non propria (il regolamento ministeriale) un ambito contenutistico del tutto estraneo alle potenzialità conferitegli con la delega. Attraverso l’attribuzione del già ricordato bonus (non potendo qualificarsi diversamente l’attribuzione di partenza di un punteggio aggiuntivo, di fatto a parità di condizioni date) non è chi non veda come si venga a creare una disparità di trattamento difficilmente superabile in concreto, che finisce per rendere tamquam non esset la “conquistata” iscrizione nella II fascia delle graduatorie di istituto dei diplomati magistrali ante anno scolastico 2001-2002. "E il paradosso, rileva la Sezione, è che ciò avvenga nel momento in cui ancora si discute della –assai più pregnante- valenza abilitante di quel titolo ai fini dell’inserimento nelle GAE, con conseguente possibilità di partecipare al piano assunzionale per posti di ruolo nell’ambito dei provvedimenti attuativi della l.n. 107 del 2014, cosiddetta “la buona scuola” (la fondatezza della pretesa dei diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, anziché esclusivamente in quelle di istituto, è stata riconosciuta da molteplici pronunce del Consiglio di Stato; cfr. ex plurimis, Cons. Stato, Sez. VI, 16 aprile 2015, n. 1973; id., 21 luglio 2015, n. 3628, 27 luglio 2015, nn. 3673 e 3675 e 3 agosto 2015, n. 3788)".

Il parere oggi in commento, discusso nell'adunanza del 18 ottobre 2017 e pubblicato il 16 novembre 2017, è evidente riferito al fatidico appuntamento del 15 novembre 2017 quando si è celebrata l'Adunanza Plenaria con cui si decideranno le sorti dei diplomati magistrale e del loro diritto alle GAE. Oggetto del contendere, chiarisce il Consiglio di Stato, "ora come allora, è il tentativo di non “parificare” ciò che il legislatore, nel susseguirsi dei regimi giuridici, ha voluto, almeno a certi fini, parificato, ovvero i diplomi magistrali conseguiti ante anno scolastico 2001-2002 e la laurea, introdotta a partire dall’anno successivo: nel caso del D.M. del 2011, relegando gli interessati nella III fascia delle graduatorie di istituto, laddove i laureati, ovviamente, stavano nella II; nel caso dei decreti oggi opposti, prevedendo per i laureati un irraggiungibile punteggio di partenza aggiuntivo. Ne’ è pensabile che la maggior duttilità dello strumento utilizzato (il regolamento ministeriale), cui l’Amministrazione riferente, in verità con scarsa coerenza ricostruttiva, riconosce espressamente valenza “normativa”, nasca da un’autonoma scelta gestionale, tale da consentire alla stessa di bypassare i limiti contenutistici desumibili dalla cornice nel quale essa comunque si colloca. E suddetta cornice, in nessuna sua proposizione lascia intravedere una volontà legislativa di conferire al Ministero competente la facoltà di diversificare il valore del titolo di studio abilitante. Anzi, rileva la Sezione, di quanto detto è prova proprio la possibilità, ricordata dallo stesso Ministero, di cui all’art. 1, comma 6 ter, del d.l. n. 240/2000, inserito nel testo normativo dalla legge di conversione n. 306/2000, di valorizzare i diplomati S.S.I.S.: in quel caso, l’attribuzione di punteggio aggiuntivo trova la sua legittimazione, infatti, nella norma primaria che ha in tal modo consentito al Ministero di dare attuazione alla prevista diversificazione, altrimenti egualmente improponibile. L’esistenza di un limite al potere conferito, dalla fonte primaria, all’Autorità di vertice dell’istruzione pubblica, nella potestà di incidere sui punteggi attribuibili alle diverse categorie di titoli, non può non concretizzarsi in primis, ritiene la Sezione, nell’esigenza di non rendere del tutto virtuale l’affermata “parificazione” tra abilitati con diploma e abilitati con laurea, seppur tenendo conto dei noti riferimenti temporali. L’ampiezza della forbice creata con l’introduzione del punteggio aggiuntivo, cioè, ben difficilmente comprimibile in concreto, si traduce inevitabilmente nella potenziale inefficacia dell’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto e in quanto tale non può essere condivisa".

Le parole del Consiglio di Stato, dimostrano, in maniera inequivocabile, che il valore abilitante del diploma magistrale imposto dal Legislatore non può avere carettere ambivalente come, in sede di Plenaria, sostenuto dall'Avvocatura dello Stato giacchè anche per le GAE l'accesso alle stessa era legato, esclusivamente, al possesso del titolo abilitante.

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