Avevamo agito con migliaia di ricorsi sollevando sia la questione relativa agli scatti di anzianità sia chiedendo il riconoscimento del risarcimento del danno a seguito delle mansioni svolte che possono essere senza alcun dubbio equiparate a quelle dei docenti di ruolo. Chiedevamo inoltre la conversione del contratto o il risarcimento per il susseguirsi abusivo di vari contratti.

In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia Europea, investita della questione di pregiudizialità dalla Corte Costituzionale sull’interpretazione della direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa all’'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, in merito alla validità dei termini apposti alla durata di diversi contratti di lavorosottoscritti tra i docenti ed il MIUR, arrivano le Osservazioni preliminari rese dalla Commissione Europea.

Oggetto del contendere è la conformità di tali termini con le disposizioni della direttiva 1999/70/CE e la sussistenza, in capo al Ministero dell'Istruzione, dell'obbligo di convertire i contratti in questione in rapporti di lavoro a durata indeterminata o, quanto meno, di risarcire il danno subito dai ricorrenti.

In merito al primo quesito pregiudiziale, a mezzo del quale la Corte Costituzionale chiede alla Corte di giustizia di valutare la compatibilità della clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro con la legislazione nazionale italiana che autorizza la conclusione di contratti a termine successivi per la copertura di posti vacanti in attesa di espletamento di concorsi per la copertura di detti posti, la Commissione dice che "non può ritenersi obiettivamente giustificata ai sensi della clausola 5, punto 1, lett. a) dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, siglato il 18 marzo 1999, una legislazione nazionale, quale quella italiana in causa, che consente il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura di vacanze nell'organico del personale docente e ausiliario tecnico amministrativo della scuola statale in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale di ruolo, senza che vi sia alcuna certezza sul momento in cui tali procedure saranno espletate e, pertanto, senza prevedere criteri obiettivi e trasparenti per verificare se il rinnovo dei contratti in questione risponda effettivamente ad un'esigenza temporanea reale, sia atta a raggiungere lo scopo perseguito e necessaria a tal fine. Spetta al giudice nazionale verificare se tali condizioni ricorrano nel caso di specie”.

Il rinnovo di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato al fine di soddisfare esigenze che, di fatto “hanno un carattere non già provvisorio, ma, al contrario, permanente e durevole, non è infatti giustificato in base alla clausola 5, punto 1, lett. a), dell'accordo quadro, in quanto incompatibile con la premessa sulla quale si fonda l'accordo quadro, ossia che i contratti di lavoro a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro”.

La Commissione infatti, nell’interrogarsi se “per garantire una certa flessibilità negli organici della scuola per far fronte, senza oneri eccessivi per lo Stato, a variazioni imprevedibili della popolazione scolastica sia veramente necessario autorizzare l'amministrazione a ricorrere ad una successione di contratti a termine senza alcun limite quanto al numero dei rinnovi contrattuali e alla durata complessiva del rapporto”, giunge alla conclusione che, prima facie “non sembra si possa ritenere che la legislazione italiana sul reclutamento del personale docente e ATA a termine contenga criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare, in concreto, se il rinnovo dei contratti in questione risponda effettivamente ad un'esigenza reale, sia atta a raggiungere lo scopo perseguito e necessaria a tal fine”.

In merito al secondo quesito pregiudiziale, la Corte Costituzionale ha chiesto se possa ritenersi giustificata, ai sensi della clausola 5, punto 1, la normativa italiana che per far fronte ad esigenze organizzative proprie del settore scolastico, esclude tale settore dal campo di applicazione delle norme che, in caso di ricorso abusivo ad una successione di contratti a termine prevedono, in favore dei lavoratori illegittimamente assunti a termine, il diritto al risarcimento del danno.

La Commissione “dubita fortemente della fondatezza delle ragioni organizzative addotte per giustificare la normativa italiana in causa e, comunque, della proporzionalità delle misure approntate da tale normativa per far fronte alle esigenze organizzative invocate, esprimendosi nel senso che non può ritenersi obiettivamente giustificata ai sensi della clausola 5, punto 1, lett. a) dell'accordo quadro una legislazione nazionale, quale quella italiana in causa, che, nel settore scolastico, non prevede alcuna misura diretta a reprimere il ricorso abusivo a contratti di lavoro a termine successivi".

Se la C.G.E. si porrà sulla stessa linea della Commissione e, così come ci auguriamo, ritenesse che lo Stato ha abusato di tale potere, il contenzioso pendente dovrebbe definirsi con congrui risarcimenti a favore di tutti i nostri assistiti.

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