Il T.A.R. del Molise ha accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ordinato all’Ateneo di ammettere tutti i ricorrenti al corso di laurea in Medicina.

Hanno ancora una volta colto nel segno i motivi di ricorso spiegati avverso le modalità di svolgimento della prova in violazione dei principi di segretezza e anonimato.

Questa volta, tuttavia, il T.A.R. ha accolto anche nuovi e mai delibati vizi che hanno reso ancora più importante la pronuncia in commento.

La prima novità riguarda l’accoglimento del motivo di ricorso sulla mancata verbalizzazione del CINECA della correzione delle prove.

“Il Consorzio Interuniversitario al quale è stata affidata dalle Amministrazioni resistenti la gestione della prova selettiva per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013, svoltasi a Campobasso in ambito interregionale, ha omesso di verbalizzare formalmente le operazioni di correzione degli elaborati della prova e questo costituisce vizio procedimentale alquanto rilevante e grave, poiché non consente di verificare la correttezza delle operazioni medesime.

Sono state accolte inoltre le complesse e variegate censure sull’anonimato.

“Inoltre, si può ritenere che la presenza di un codice a barre (con l’indicazione sottostante del numero di codice), riportato sia sulla scheda anagrafica di ciascun concorrente, sia sui modelli di questionario a ciascun concorrente consegnati, renda in astratto possibile l’identificabilità dell’autore della prova, anche dopo la conclusione della prova medesima, persino nel momento successivo delle operazioni di esame e valutazione dei questionari. Ciò anche in considerazione del fatto che, senza alcuna plausibile ragione, la consegna dei plichi di concorso è avvenuta in ordine alfabetico, nonché dopo aver verificato .

Anche se l’attribuzione di punteggio alla prova è rigorosamente legata al numero di risposte esatte contenute nell’elaborato di ciascun candidato, l’anonimato dell’elaborato (cioè la non identificabilità dell’autore prima dell’attribuzione del punteggio) resta un valore tutelabile, soprattutto allo scopo di prevenire ed evitare eventuali manipolazioni dell’esito della prova. Tale valore è da ritenersi effettivamente tutelato dalle puntuali e minute prescrizioni contenute nelle vigenti disposizioni e norme di settore, che - quando sono integrate da disposizioni di auto-regolamento, come nel caso di specie - non consentono però, in via di principio, procedure tali da rendere possibile a un qualsivoglia addetto alla vigilanza o membro della commissione di seguire la traccia dell’elaborato, identificandone l’autore, come avviene quando la tracciabilità sia consentita dall’identificazione del candidato mediante i codici a barre e numerico, riportati sia sulla scheda recante i dati anagrafici del medesimo (esibita sul banco durante la prova, per consentire alla vigilanza il controllo costante dell’identità del candidato), sia sul modello di questionario consegnato a ciascun candidato. E’ appena il caso di aggiungere che la regola dell’anonimato dei concorrenti sia espressione di un più generale principio di garanzia dell’imparzialità amministrativa (cfr.: Cons. Stato II, 6.10.2011 n. 3672; T.a.r. Sardegna Cagliari I, 14.3.2012 n. 229; T.a.r. Sicilia I, 28.2.2012 n. 457; T.a.r. Toscana I, 27.6.2011 n. 1105). Pertanto, si può ritenere che le particolari modalità con le quali si è svolta, nel caso di specie, la selezione per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013, non abbiano fornito sufficienti garanzie per l’anonimato degli elaborati e dei candidati. Ciò costituisce, senza dubbio, vizio del procedimento e del provvedimento, che ne inficia la legittimità”.

Il passo più importante, tuttavia, è stato dettato con riguardo agli effetti della pronuncia di illegittimità del concorso. Cosa succede, in altre parole, se il concorso è illegittimo? Viene annullata la prova, ammessi i ricorrenti o risarciti i danni a questi ultimi?

La soluzione che avevamo messo sul campo e che era stata accolta, tra gli altri, dal T.A.R. Palermo, dal T.A.R. Brescia, dal T.A.R. Napoli, dal T.A.R. Firenze, dal T.A.R. Cagliari e dal Consiglio di Stato è stata ulteriormente superata.

Nelle superiori pronunce avevamo fatto valere criteri di equità e la costituzionalità incomprimibile del diritto allo studio che, in ipotesi di procedura illegittima, si riespande. Secondo noi nessuno può essere escluso da un corso di laurea se la procedura di concorso è illegittima.

Qui avevamo inoltre fatto valere la necessità di ottenere un risarcimento in forma specifica e quindi l'ammissione. In entrambi i casi deve ottenersi la possibilità di frequentare il corso di laurea.

Ed il T.A.R. Campobasso ha accolto questa tesi innovativa.

 

"Chiariti tali aspetti relativi al merito dell’impugnativa, occorre fare un’ulteriore riflessione sull’attualità dell’interesse a coltivare il ricorso, a distanza di tempo, cioè dopo che sono trascorsi alcuni mesi dalla selezione di accesso universitario programmato e dall’inizio dei corsi universitari. L’interesse dedotto in giudizio non ha natura meramente oppositiva, si qualifica anzi come interesse di natura pretensiva, poiché le ricorrenti dichiaratamente aspirano ad accedere al numero chiuso del Corso di Medicina. Un eventuale annullamento radicale delle prove selettive non sarebbe concretamente satisfattivo, poiché rimetterebbe semplicemente le candidate nella condizione di partenza, vale a dire quella di dover partecipare a nuova selezione, senza determinare neppure, stante la difficoltà e la complessità di organizzazione di simili dispositivi di verifica selettiva, un effetto anticipatorio della prova di accesso - rispetto al quale potrebbe sussistere un residuale interesse strumentale all’annullamento – prima del tempo in cui essa è naturalmente prevista per l’anno accademico successivo. Essendo, infatti, imminenti le nuove prove per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2013-2014, l’annullamento della selezione per il 2012-2013 farebbe, verosimilmente, slittare la ripetizione della prova in coincidenza con quella del nuovo anno accademico, non producendo alcun effetto incrementale rispetto all’attuale posizione di aspettativa delle ricorrenti. Ciò induce a una riflessione sulla possibilità che – limitando l’accoglimento del ricorso all’interesse attuale e concreto delle ricorrenti – la pronuncia giurisdizionale avvenga in applicazione della norma di cui all’art. 34 comma terzo del C.p.a., a tenore della quale . Tale pronuncia di accertamento dell’illegittimità – che, in qualche modo, corrisponde alla richiesta delle stesse ricorrenti di essere reintegrate in forma specifica, mediante l’ammissione in soprannumero al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013 – apre la strada alla valutazione della domanda risarcitoria delle ricorrenti. VIII - Le ricorrenti, invero, chiedono l’accertamento del loro diritto a essere ammesse al Corso di laurea in questione e di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, a causa del diniego dell’iscrizione, nonché la condanna in forma specifica, ex art. 30 comma secondo del C.p.a., delle Amministrazioni intimate all’adozione del relativo provvedimento di ammissione al Corso di laurea e, in via subordinata, al pagamento delle relative somme con interessi e rivalutazione, come per legge.

IX - Si possono ritenere sussistenti, nella specie, i presupposti del danno risarcibile, precisamente il provvedimento illegittimo (l’atto di esclusione dal Corso universitario), l’evento dannoso (la perdita della possibilità di frequentare il Corso), nonché l’elemento soggettivo della colpa, consistente nella palese violazione dei principi di buon andamento, correttezza e imparzialità, conseguente al mancato rispetto della regola di anonimato, nonché dei principi generali in materia di verbalizzazione delle operazioni amministrative (cfr.: Cons. Stato V, 31.7.2012 n. 4338; T.a.r. lazio Roma II, 18.2.2013 n. 1749).

Qualche dubbio sussiste per il nesso di causalità tra condotta ed evento, poiché l’esclusione dal Corso universitario non è la conseguenza diretta dell’illegittimità del procedimento, ma di una prestazione delle ricorrenti nella prova selettiva, ritenuta inadeguata. Tale dubbio può essere positivamente risolto, nella considerazione che un’organizzazione della prova culturale di accesso programmato al Corso di Medicina, se fosse stata più congrua, imparziale e rispettosa delle regole del buon andamento amministrativo, avrebbe favorito un clima di maggior garanzia e di serenità dei concorrenti, tale da rendere possibili – dal punto di vista soggettivo - prestazioni migliori di tutti, quindi anche delle ricorrenti. In termini di valutazione probabilistica oggettiva, conformemente a un giudizio di comune esperienza, l’applicazione di un parametro di garanzia d’imparzialità più elevato all’attività amministrativa, in una procedura di tipo concorsuale, favorisce le possibilità di tutti i concorrenti e di ciascuno di migliorare le proprie prestazioni e conseguire risultati più apprezzabili. Ciò depone a favore della sussistenza di un nesso di causa tra atto illegittimo ed evento dannoso. Il nesso causale, invero, sussiste quando tra condotta ed evento vi sia un rapporto di consequenzialità anche eventuale, di guisa che si devono comprendere nel risarcimento da fatto illecito quei danni mediati e indiretti che siano effetto possibile del fatto stesso, rientrando nella serie delle conseguenze cui esso dà origine, in base al criterio della cosiddetta regolarità causale (cfr.: Cons. Stato V, 10.2.2004 n. 493; T.a.r. Calabria Catanzaro II, 19.7.2012 n. 771; T.a.r. Friuli Trieste I, 30.8.2006 n. 572)".

 

L'Università è ora obbligata a:

1) riesaminare le posizioni delle ricorrenti, per valutare autonomamente la possibilità di una reintegrazione in forma specifica, mediante l’ammissione in soprannumero al Corso, in alternativa al risarcimento per equivalente, comminabile in caso di impossibilità giuridica o fattuale della reintegra specifica.

 

2)Nell’eventualità che la reintegrazione in forma specifica sia tecnicamente o giuridicamente ardua o impossibile, l’Amministrazione dovrà rimborsare alle ricorrenti i documentati costi della partecipazione alla prova (eventuali spese di viaggio, acquisto di libri, frequentazione di corsi di preparazione, eccetera), nonché risarcire la perdita di delle ricorrenti, percentualmente misurata e ponderata, in relazione diretta con la posizione di graduatoria, valutando come “cento” la posizione numero uno di essa e “zero” la posizione virtuale successiva all’ultima. Considerato che l’accesso al Corso di Medicina, in caso di completamento degli studi universitari, fornisce altissime probabilità di inserimento lavorativo, la “chance” massima, quella della posizione numero uno di graduatoria, sarà calcolata - in misura forfetaria, considerando la riduzione oggettiva della per il doppio sbarramento del completamento degli studi e del reperimento di un posto di lavoro da medico - come un centesimo del reddito medio lordo di un medico di guardia medica della Regione Molise, conseguibile nel corso di una carriera di venti anni (senza alcuna parametrazione attuariale). Il ristoro della perdita di di ciascuna ricorrente, avendo come parametro la posizione numero uno, subirà una decurtazione proporzionale al rapporto ponderato della sua posizione in graduatoria con quella del numero uno della graduatoria medesima.

Mediante tale criterio empirico si potrà così giungere – in sede di accordo tra le parti o nell’eventuale successiva ottemperanza - a una quantificazione del danno risarcibile per equivalente".

Si tratta di una pietra miliare per la riconosciuta fondatezza delle nostre tesi giacchè sono state accolte tutte le tesi sulla necessità di rispettare le regole di segretezza e imparzialità e anonimato nonché, in ipotesi di violazione, si è riconosciuta la possibilità di ottenere l'ammissione non solo sulla base di criteri di ragionevolezza ma anche in ottemperanza ad un'espressa previsione codicistica. Il risarcimento in forma specifico è quindi attuabile.

Il giorno precedente, invece, il C.G.A. ha rigettato l'appello contro l'Università di Messina relativo all'anno accademico 2011/2012.

Nonostante vi fossero gli stessi vizi qui denunciati e accolti, secondo il C.G.A. serve ancora la prova del dolo relativo alla manomissione dei plichi o, comunque, a fatti che possano dimostrare che la violazione dell'anonimato abbia concretamente favorito qualcuno a scapito di altri. E ciò nonostante il fatto che i plichi erano stati rubati dopo la prova impedendo così ai ricorrenti qualsiasi possibile individuazione di una prova in tal senso.

T.A.R. Molise, Campobasso, 4 giugno 2013, n. 396

C.G.A., 3 giugno 2013, n. 540

 

 

 

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